Compleanno

Sul volto le pieghe del tempo

scavano e disegnano l’età,

come la vita vuole e insegna.

Ma negli occhi

brilla il riflesso del futuro,

curiosità e ricerca del domani.

Perché il tempo è esperienza,

sentimenti e persone,

luoghi raggiunti e compresi.

Non conservo memoria

delle fasi buie,

lasciate come vennero e passarono.

La voglia di capire e amare

mi fanno scegliere il cammino,

ogni giorno emoziona il suo cielo.

Onde e riflessi

Mi schiaffeggia il vento

dal largo,

profuma di salmastro,

ravviva il piacere del passo

sul molo quasi deserto.

S’increspa il mare

sotto luce incerta

tra nubi e l’aprire di squarci,

ogni onda colora per sé,

fin quella al riflesso di vinaccia,

come ebbra di Chianti.

Ogni giorno, ogni volta,

visioni diverse

per la meraviglia

degli occhi e del cuore.

L’emozione del mare,

in un orizzonte senza tempo.

La verità del dubbio

Quando ho tutte le risposte

nelle mani,

irrefrenabile

suona l’eco di altre domande.

Come l’alba che apre la notte al giorno,

confondendo la memoria del sogno.

Come la netta linea di separazione tra ombra e luce

nel solstizio alla piramide di Kukulcan

che dura appena un respiro.

Allora l’intelligenza della curiosità

mi muove a guardare ancora il mondo,

le genti, le città, la natura.

Alla ricerca di nuove emozioni,

a minare certezze,

ad aprire finestre,

a imboccare sentieri,

ad amare la bellezza,

a costruire il futuro

nell’umana inesausta tensione

tra empatia ed entropia.

Quando le coincidenze interrogano

Accade che strane coincidenze ti coinvolgano.

Gli americani della famiglia Platek hanno acquistato lo Spezia Calcio.

Nel 2018 pubblicai un romanzo nel quale la squadra di calcio femminile di La Spezia diventava il simbolo della disciplina, come metafora della bellezza e come dominatrice del campionato di serie A. Nella mia fantasia la squadra veniva costruita con sagacia e determinazione da un imprenditore pisano che la acquistava da una ex stella del calcio femminile statunitense. Anticipavo la popolarità del calcio femminile e mischiavo Spezia con l’America. Coincidenza?

Ho rivisto un romanzo di fantascienza giovanile, che scrissi oltre quarant’anni fa e l’ho iscritto a un concorso letterario. Uno dei protagonisti principali porta il nome di battesimo Aslan.

Nel torneo di tennis degli Australian Open, in corso a Melbourne, un ventisettenne che proviene dalle qualificazioni è approdato ai quarti di finale giocando partite memorabili. È russo, si chiama Karatsev, Aslan Karatsev. Coincidenza?

Poi ci sarebbe la coincidenza più importante. Tra i riferimenti strategici del programma su cui il Presidente Draghi sta impostando le politiche del suo governo e quelli che un immaginario professore torinese illustrava a un giornalista in un racconto che pubblicai sul mio sito web a settembre 2018, parlando del superamento dei paradigmi ideologici e dei modelli sociali del ventesimo secolo. Ma questa è un’altra storia. E non vorrei esagerare.

Metafora




Metafora (Natale a Viareggio)
 
L’annuncio di un Natale triste e cupo
si dissolve in uno squarcio di luce
a illuminar la corte.
Poi due rovesci battenti di pioggia
a negare il sereno.
Ma il sole riprende aria nel cielo
in un empito di vento
che porta l’eco possente del mare,
col profumo affilato e puro
d’avventura e di sale.
A chiamare il passo veloce
fin sul ciglio della riva,
sulla striscia del molo,
sotto il volo dei gabbiani.
Anche Lorenzo Viani,
nel suo busto candido,
lascia il cipiglio,
accenna un sorriso
nel vivido chiarore del mattino.
Il sole si batte tra le nubi
che tentano l’effimera vittoria,
il Tirreno è un tripudio di scrosci
a infrangersi sulle pietre in bagliori;
il Libeccio urla
un messaggio di speranza.
Come a rappresentare il tormento dell’anno,
a mirare il futuro oltre gli inciampi del fato,
a spazzare paure, rancori e aridità,
ad accendere coraggio e responsabilità
per restituire fiducia di sapere, insieme,
cambiare il mondo, facendolo migliore.
Guizzi tra l’onde disegnano glifi imperfetti
in cui indovinare il futuro
tra spruzzi salmastri e ammiccanti
che spingono ad afferrare la fortuna.
Che, alla fine, dipende da noi.
Quando alto è lo sguardo,
aperta la mente,
generoso e sereno il cuore.
Nel mare, nel vento, nel cielo
segni dell’essere nella consapevolezza di sé.

Verso il nuovo anno

Questo anno terribile e difficile si avvia a finire.

Nell’imminenza delle prossime festività, offro i liberi versi che ancora mi ispirano speranza.

Come un augurio che il 2021 sia illuminato dalle collettive volontà e capacità di ripresa, per disegnare un mondo diverso: solidale, sostenibile, attento alla tenerezza, al coraggio: sulle ali di una fantasia ben radicata nella storia e pronta a fare della scienza leva di progresso sotto il segno della cooperazione tra genti e nazioni; per una cultura della pace, dell’inclusione sociale, del rispetto delle diversità, della bellezza. Per lasciare alle nuove generazioni un pianeta orientato alla vita e al futuro.

L’ULTIMO PIATTELLO – SKEET cK

Se mai Diomede Gabuzzi diverrà un profiler meritevole di un ciclo letterario, con un discreto numero di follower, questo potrebbe diventare un romanzo.

Si sa: le vie dell’editoria sono più misteriose della sensazione di deja vu. Intanto chi lo sa…

Intanto lo offro a chi vorrà leggerlo come racconto breve. Gabuzzi, da poco commissario a Forlì, in vacanza a Cervia, si trova alle prese con un assassinio da risolvere in poche ore.

Arcobaleno sull’acqua

Mattina d’inizio estate.

Il sole dona un guizzo

sull’acqua della fontana.

La scompone d’arcobaleno,

la colora di fantasia,

l’accende d’emozione.

Davanti al mare

zampilli lucenti

su una striscia d’iride.

Anche questo è Viareggio,

meraviglia echeggia

nella canzone della vita.

#Viareggio

#Viverealmare

#Versilia

Un romanzo Fantasy a tutto rock

Nowhere degli High Tide resta, per me, l’emblema del progressive rock. La musica e il testo ne fanno una sorta di manifesto dell’infrangersi di una smisurata ambizione.

Fu un genere che portò molti gruppi a una ricerca esasperata di nuovi sentieri dell’espressione artistica attraverso le note. Quasi potesse nascere una Nuova Musica, capace di essere sintesi di tutta quella che l’aveva preceduta, in un processo palingenetico in parte simile a quello che musicisti sinfonici, come Bruno Maderna, Luciano Berio, Edgar Varèse, sembrarono avviare alla metà del Novecento, ispirando successivamente la musica dodecafonica e la breve stagione della musica concreta di Pierre Schaeffer e Pierre Henry.

Il movimento – che tale non riuscì e non volle mai definirsi – fallì. I gruppi che lo animavano si sciolsero o finirono per ripetere sé stessi, oppure per avviarsi su una china di fortune commerciali che smarrivano la ricerca nata sul finire degli anni Sessanta e perduta dopo la metà dei Settanta. Un’ondata alta e finita.

La tensione e il vigore di quella musica, superba e maledetta, mi appassionò. Pensai che quell’impasto di musica colta e avventurosa, sfidando quasi la storia e il pentagramma, celasse un sostrato magico. Forse perché discendeva dall’ubriacatura psichedelica.

Nowhere riassumeva la confusione, i desideri negati, le delusioni e disillusioni, con il suo testo contorto, introverso, nell’abisso al cui fondo c’erano il nulla e la disperazione, sulle note esasperate, prolungate e struggenti del violino di Simon House, contrappuntate dalla chitarra di Tony Hill e percosse dai battiti della sezione ritmica.

La mitica proiezione magica delle composizioni – delle band giovanili, che sfacciatamente le eseguivano con lo sguardo all’eternità – mi ispirò, nella seconda metà degli anni Settanta, una fantastica saga nella quale la musica assumeva poteri magici e a sovrintenderla (almeno nella sua versione pop e rock, fino al progressive) arrivava un geniale scienziato, ossessionato dall’estetica della musica.

Il “Professor Bizz”, con i suoi straordinari poteri, si era creato un mondo personale (che aveva battezzato Azzurra Fantasia Eterna, una delle tante dimensioni parallele dell’universo), aveva rapito tutti i più grandi musicisti e ve li aveva portati, offrendo loro l’immortalità in cambio della loro incessante produzione musicale.

Questo Paradiso sospeso nell’immobilità del tempo iniziò a disgustare alcuni dei geni della musica che, appresa la forza della magia dei loro strumenti e canti, tentarono la fuga del dominio del Creatore Bizz (come ormai, nella sua fenomenale follia, si era autonominato).

Su questo sfondo, sviluppai nella mia immaginazione fantastiche storie di fughe, lotte, conflitti, su e giù per le tante dimensioni parallele dell’universo, nelle quali i musicisti incrociavano Dei e semidei, cavalieri, maghi e ogni sortilegio o leggenda.

Avevo interi quaderni di appunti e molti spunti che erano rimasti a correre nella mia mente.

Alcuni tra essi confluirono nel romanzo “Cercando una gemma sommersa”.

Rimasto per 40 anni nel cassetto, esce ora in una elegante edizione (cartacea e in ebook) per la Lupi Editore (distribuzione su piattaforma Amazon).

Sono 546 pagine dense di avventura. Non il classico sword and sorcery. Semmai il fuoco del rock a guidare le spade, il ghiaccio della sinfonia a sfumare la magia, vibrazioni psichedeliche a far turbinare domande e ad accendere i sogni, inseguendo la pienezza della vita.

Io sono molto cambiato da quando inventai quelle storie. Nonostante questo, mi è piaciuto rileggere il romanzo, correggerlo con la maturità degli anni e la consapevolezza stilistica che mi viene dal lavoro sviluppato per la pubblicazione dei miei libri di narrativa gialla.

Il mondo fantastico della magia musicale continua a contenere molte storie non ancora scritte.

Nowhere (High Tide – 1969)

Venture in through other dreams
Find the gates of those that (? seems the?) and shrieks lie
Hastly are the days of doubt
Marking time and shutting out each warming smile

Only one so do I reach
Upon the bed of cool we sleep to live and die?
Estimating what we know
And what should be the goal between a laugh and cry?

And nowhere is there me…

As in wanna song his far enough away
But thought was swallow if has kissed
The single mine goodbye

Feature on the highest scream
Effigies of souls are seen to come and go
Moving through the mists of fear
Fortified with haze of cheer they come to know

But somewhere there is you…

As they wanna song his far enough away
The thought was swallow if has kissed
The single mine goodbye

Crumbled stage, there is no door
At your feet the moving floor desides to burn
No (?…?) falls on the ear
Suddenly the way is clear again you turn

But nowhere is there me…