A.Ca.b. ritorna. A Pietrasanta

Secondo appuntamento del gruppo A.Ca.b.

Il luogo è il prestigioso Salone dell’Annunziata nel Chiostro di Sant’Agostino a Pietrasanta, nell’ambito delle iniziative promosse dalla Biblioteca comunale Giosuè Carducci.

Serata spumeggiante, con la conduzione di Chiara Bisconti, book blogger e gli autori del gruppo in buona forma.

Con disinvoltura e nel segno dell’amore per la lettura, la presentazione collettiva è corsa via leggera e densa di contenuti e spunti.

La offro nel video allegato.

La registrazione ha subito qualche intoppo tecnico: in alcune parti l’immagine assume un inquietante tono giallo e rossastro (niente di grave, si torna presto alla normalità) e c’è il salto di alcuni secondi dopo la nota introduttiva sul significato dell’acronimo che dà il nome al gruppo. Mi scuso dell’inconveniente con chi vorrà vedere lo svolgimento dell’incontro.

Perché comprare il mio libro?

L’autopromozione è un passaggio imbarazzante.

L’ultimo romanzo che hai tra le mani, con la sua concretezza, con l’immagine di copertina che sembra incrociare lo sguardo con il tuo, appena pubblicato, ti riempie di legittimo orgoglio. L’editore lo ha approvato, merita di gettarsi nella mischia del mercato.

Per te, non è una questione economica: i diritti d’autore sono infimi e soltanto vendite a 4 zeri li renderebbero fruttosi. Un livello che in Italia raggiunge appena un numero ridottissimo di libri.

Trovare lettori è un’ambizione tutta emozionale: significa entrare in rapporto con la sfera intellettiva e sentimentale di persone che ancora non conosci. Significa che l’opera della tua fantasia e del tuo ingegno è apprezzata.

Quando non si è autori professionisti – nel senso che non ci si mantiene con il mestiere dello scrittore – ogni romanzo è, prima di tutto, un’espressione del proprio sentire, un’esperienza liberatoria e coinvolgente, una fuga e un ritorno alla realtà con la mente e l’animo più leggeri. Raramente ci si preoccupa del potenziale lettore e gli sforzi di affinamento stilistico, come quelli di garantire potere evocativo alla storia, coerenza alla trama, sono una sfida con sé stessi. Un’evoluzione cercata, romanzo dopo romanzo.

Poi arriva l’editing. Il tuo romanzo è stato accettato per la pubblicazione, hai firmato il relativo contratto e l’editor ti richiama a limare, tagliare, cambiare. Il grafico ti propone una copertina, sulla quale hai poco spazio di contestazione. Sempre l’editor sceglie il tiolo, spesso dopo il rimbalzo tra quello che avevi proposto e tante diverse soluzioni.

Con un’ottica rivolta al potenziale di vendita.

Nella mia personale esperienza, l’editing si è via via alleggerito (spero in ragione di una crescente qualità dei miei lavori). Al contrario, su titolo e copertina la discussione rimane fitta e intensa.

Alla fine, metto l’ok al “si stampi”.

Il libro è pronto.

Per la promozione non posso contare sull’editore, che è piccolo e non ha tante risorse da impiegare per farla.

Mi muovo come so e come posso, creando occasioni, postando sui social.

A monte, i dubbi su quali siano i punti di interesse e di attrazione che possono lanciare il mio romanzo.

E si arriva al dunque.

Quando un simpatico e arguto book-blogger lo chiede senza fronzoli.

«Perché dovrei comprare il tuo libro?»

Chiaro, essenziale, brutale, ineludibile.

Gli sono grato: non posso sfuggire al mostrarmi quale mi sento e penso di essere, a spiegare il valore che attribuisco a quel che ho scritto.

La risposta (che vale per tutti e quattro i romanzi della serie sulle indagini del vicequestore Diomede Gabuzzi), in diretta nella presentazione collettiva del gruppo A.Ca.b. al Bagno Nettuno di Viareggio, nella registrazione del video visibile al link sottostante.

Se sia efficace, se incontri la curiosità del pubblico, se sia capace di fascino, lo capirò dagli effetti e dalle reazioni.

Perché comprare il mio libro? – YouTube

Nero come la moda – Temi, personaggi, morale

La Biblioteca Civica di Bagnasco mi ha invitato a presentare il mio ultimo romanzo pubblicato nella serata del 7 ottobre 2022.

Nero come la moda”, il mio giallo di recente pubblicazione, è stato presentato insieme a “Ce la farò” di Gabriella Mosso.

Affiancare un giallo a un romanzo su un’esperienza di malattia brillantemente affrontata e superata non era impresa facile. Ci è riuscito Gianluca Giraudo, capace di tessere una tela che spaziava su temi tanto differenti attraverso un’intelligente lettura critica e l’insistenza sul senso profondo delle diverse storie narrate.

La serata è corsa via veloce e ha tenuto ben viva l’attenzione del pubblico.

Verso la fine coglievo la stanchezza su molti dei visi dei presenti e, ciò nonostante, altrettanto leggevo l’interesse ad ascoltare gli stimoli che i libri proponevano.

Gianluca si è rivelato un conduttore che sa scendere nel vivo dei motivi che ci hanno spinto a scrivere. Merito di una coscienza di lettore curioso e vivace. A lui sono grato perché, da “non lettore di gialli” qual è, ha saputo cogliere nel mio scritto spunti che lo sottraggono al confinamento nella letteratura di genere.

Da quella serata estraggo alcune delle mie risposte nate dalla riflessione a interrogarmi sui contenuti che hanno ispirato il romanzo.

Sono flash video (purtroppo di non eccelsa qualità) che rendono senso e stile di “Nero come la moda”, aiutandomi a scavare nella mia passione letteraria.

L’ESERGO

La prima domanda investe la ragione della dedica che apre il romanzo: “A chi non scambia la velocità dell’informazione per la verità. A chi ancora sceglie di riflettere.

Come spiego, la dedica è venuta dopo aver completato il romanzo. Tuttavia, interpreta pienamente le inquietudini, di indole sociale, che mi hanno pungolato, spingendomi a porre al centro della vicenda la forza della manipolazione collettiva delle opinioni e dei comportamenti via web.

NOMI – CRIMINALITA’ – IL MALE

L’originalità dei nomi che scelgo per i miei protagonisti risponde al desiderio di andare oltre ogni banalità. Anche perché spero che i miei attori rimangano nella memoria e nella fantasia dei lettori.

La più pericolosa criminalità moderna non si nutre di classici delitti contro la persona, non mostra i tratti della violenza in forma fisica. Essa, puntando a grandi profitti, manipola e inquina l’economia e assume una dimensione sociale: corrompe le menti, diffonde informazioni devianti, irreggimenta i comportamenti e ne è corollario un viluppo di ricatti, corruzione, brutalità, fino all’assassinio. Questa è la criminalità, dalle dimensioni proteiformi, che cerco di descrivere – attraverso la metafora della moda – nel mio romanzo.

Il male esercita un fascino perverso. Esserne consapevoli è lo stesso che comprendere come nell’animo umano convivano sentimenti e orientamenti diversi. Nessuno è completamente buono, né malvagio. Sono le esperienze e talora le circostanze a renderlo un criminale, fino a una sorta di incarnazione del male, come il genio che guida l’organizzazione contro cui lotta il vicequestore Gabuzzi.

SARA SIRARELLA

Un’imprenditrice napoletana: bella, ambiziosa, capace di agire al confine della malavita, vagamente infatuata dal vicequestore Gabuzzi, disinvolta e pronta a unire piacere dissoluto e vantaggio per i propri piani di scalata al potere: tutto questo, in una personalità affascinante e a suo modo perversa, è Sara Sirarella.

La figura che più mi ha intrigato nella costruzione della trama.

COSA VERRA’ NELLE PROSSIME PAGINE DI GIORGIO NARRATORE

Infine, l’ultima domanda riguardava gli sviluppi della mia passione letteraria.

Ho riassunto rapidamente quel che è già pronto e ciò a cui sto lavorando.

Presentazione in riva al mare

“Nero come la moda” è il mio ultimo romanzo pubblicato.

Nell’ambito del programma organizzato dall’Associazione Medusa per l’estate 2022, il Bagno Marusca di Lido di Camaiore ha ospitato la presentazione del libro in una cornice accogliente e affascinante.

L’occasione è stata preziosa per i commenti, sempre puntuali e articolati, dell’amico Umberto Guidi, che ha analizzato contenuti e stile con la consueta profondità di chi ama leggere e sa scavare nelle ispirazioni e delle storie.

Per l’autore è una interessante scoperta sentire cosa abbia colpito un lettore attento e capace di rilievo critico.

Così ho potuto, insieme al commentatore, entrare nei motivi che generarono la storia e spiegare cosa fu per me scriverla.

Un incentivo a proseguire nello sviluppo dei personaggi che l’hanno animata e a coinvolgerli in nuove avventure. Che sono già in gestazione.

Per chi volesse accostarsi al mio romanzo, questo è il link del video, pubblicato sul mio canale youtube, che riproduce l’intera presentazione.

Buon ascolto.

A Nemeton The Place si parla del vicequestore Gabuzzi

C’è un nuovo luogo per eventi e incontri a Massarosa.

Poche decine di metri sopra la via Sarzanese Nord è stata attrezzata un’area verde dedicata a ospitare momenti di convivialità artistica.

Lo si deve all’impegno di appassionate organizzatrici, che hanno messo in calendario una ricca successione di appuntamenti.

Tutto questo, sotto l’insegna “Nemeton – The Place”.

L’allestimento è grazioso e piacevole, con un grande spazio vuoto al cui fondo si colloca il palco e, intorno, sedute e tavoli.

Ho avuto la fortuna d’essere invitato a collocare la presentazione del mio ultimo romanzo, “Nero come la moda”, la sera del sabato 11 giugno.

La proposta artistica era articolata: arte culinaria, letteratura, musica.

Splendida occasione, aperta dalla cassettina veg da cultura biologica dell’Agriristorante La ficaia.

Saziato l’appetito e vellicato nel gusto, mi sono dedicato alla presentazione del romanzo, con l’aiuto dell’amico Giulio Marlia, maestro di cinema con eccellente cultura letteraria.

Avendo in sottofondo buon jazz ho illustrato, rispondendo alle domande di Giulio, il senso e i contenuti della storia che ho appena pubblicato.

Era la prima uscita pubblica e la prima volta che mi cimentavo in una piccola arena nella quale la parte letteraria era appena un intermezzo.

Ho tentato di essere in sintonia con la situazione.

Potevo far meglio, essere più disinvolto, metterci maggiore empatia.

Ma è stata la base per approfondire i temi di “Nero come la moda”.

Senza fare spoiler, penso di aver centrato l’obiettivo.

Nelle prossime uscite pubbliche lascerò spazio al dialogo, terrò meno astratti i temi.

Intanto, propongo questa prima presentazione, che spero incuriosirà chi leggerà questo articolo e lo invoglierà ad accostarsi a questa nuova, complessa indagine, del vicequestore Gabuzzi. In bilico tra dilemmi giuridici, spregiudicato uso (e abuso) dell’intelligenza artificiale, metodologie d’investigazione non ortodosse.

Lo stupore dei versi

C’è una soglia oltre la quale il confine tra ciò ch’è privato e la dimensione pubblica sfuma e si perde.

Nella società dell’informazione – quella in cui viviamo e che ancora resta lontana dal mutare in società della conoscenza – questa soglia è sottile e sempre più vicina. Sono i social a varcarla (con la nostra complicità più o meno volontaria o inconsapevole), ma pure la diffusione di tutti quei dispositivi e applicazioni che paiono renderci facile la vita, al prezzo di cedere parti sempre più ampie del nostro essere e sentire.

Anche le emozioni cessano di appartenere soltanto a chi le prova e alle persone con cui vengono generate e condivise.

Scrivere una poesia, per me, è sempre stato un momento racchiuso in una sfera di intimità, condiviso con chi me lo ispira o una cerchia ristretta di persone con le quali sento affinità di senso.

La decisione di iscrivere poesie a concorsi letterari fu per me quasi un gioco, un esperimento, un tentativo di comprendere se il mio stile riusciva a rendere il sentimento che avevo provato nel tessere quei versi e comunicare vibrazioni a chi nulla sapeva della loro origine. Avendo riscontri positivi, mi venne la tentazione di organizzare la mia produzione poetica. Lo feci, raccogliendo in una silloge gran parte delle poesie che, negli anni, m’erano nate nell’anima e avevo tradotto in fraseggi che volevo ritmati con grazia estetica.

In Declinazioni d’amore c’è un ordine logico e cronologico che mostra la maturazione dei miei sentimenti intorno al tema conduttore dell’amore. Quello cercato sovrapponendo l’astrattezza del concetto alla realtà delle relazioni, la maturazione nel provare a lasciarsi andare, a vivere prima che a guardarsi vivere, fino all’esplosione dell’amore passionale autentico, nell’incontro con la donna che mi ha cambiato la vita, liberando la sensibilità che era nascosta nel mio profondo, schiudendo la porta alla felicità del costruire insieme il futuro. Amore infinito, come titolo il terzo capitolo della raccolta. Infine, nella silloge si trova un’altra dimensione dell’amore: quello degli affetti familiari, delle amicizie, del rapporto con il mondo inteso come l’ambiente terracqueo e celeste.

Con grande sorpresa, ricevetti la comunicazione d’esser risultato vincitore, come primo classificato, nella categoria “Silloge inedita”, del Premio Letterario Internazionale Città di Cattolica 2022. Oltre alla targa, il concorso prevede la pubblicazione della silloge presso la casa editrice Pegasus.

Sono, ovviamente, assai soddisfatto e orgoglioso del risultato.

Ancora non ho ben compreso se e come questo inciderà sul futuro della mia vena poetica.

La poesia, per me, è il travolgimento che dall’anima sale alla mente per cercarvi le espressioni che possano fermarlo, farne un segno miliare sulla linea dell’esperienza. Attimo irripetibile la genesi, spazio creativo pressante lo sbocco. Non particolare cura della forma.

Anche così, pare le mie poesie siano apprezzate.

Ma la forma, se la destinazione della scrittura non resta intima, si allarga a una platea di lettori ignota, merita forse maggiore attenzione.

Invero, continuo a preferire coltivare la narrativa. Inventare una storia, far evolvere i personaggi, seguirli nelle loro avventure immaginate (e continuamente avvinte alle problematiche della società in cui agiscono) è divertente, formativo, intrigante.

Nella stesura di un romanzo si ritorna sul testo, si corregge, si integra, si taglia (operazione dolorosa ma necessaria, sulla quale sempre insistono gli editor e i docenti dei corsi di scrittura). Il tempo di redazione è una variabile elastica che da agio alla revisione.

La poesia è altra cosa. A distanza di tempo (anche solo di un giorno) il sapore delle parole non restituisce appieno l’eco dell’istante che le hanno fatte nascere. Correggere, levigare, abbellire il testo rischia di snaturarla.

E così, per non perdere spontaneità e profondità, la mia rinnovata e rafforzata attenzione alla forma si esaurirà nell’impegno di completamento dei versi, torniti sol fin quando il sentimento resta vivo. Altro non aggiungerebbe bellezza e stenderebbe un velo quasi raggelante sulla sostanza dell’emozione.

Resto convinto che la forza della poesia sia l’evocazione, il non detto, che affida al lettore una personale interpretazione, mediando tra ragione e sentimento.

Questo, del resto, è il filo conduttore della poesia che inserisco al termine dell’articolo, nata dopo aver confezionato la silloge e che in essa non è contenuta.

P.S.: Per chi fosse interessato, il mio commento nell’occasione della cerimonia di premiazione la sera del 9 aprile a Cattolica è, sul mio canale Youtube, al seguente link: https://youtu.be/ILNBWUBajtc

L’alba oltre le nuvole al tramonto

Pietrasanta. Sera dell’anniversario della nascita di Giosuè Carducci. Nella cerimonia, tra balletti, canzoni, letture dal premio Nobel cui è dedicata, prima delle nomine ufficiali dei poeti vincitori, siamo chiamati a recitare i nostri armi amatoriali, prescelti come vincitori della sezione “fuori concorso”.

L’emozione era quella che immaginavo. Riuscii a concentrami sul senso della poesia che dovevo presentare al pubblico davanti al Duomo di Pietrasanta.

Sede prestigiosa e suggestiva, luci ammiccanti, Benedetta Biagini (sedici anni appena, ma carattere e talento spiccati) seduta sugli scalini ad accompagnare i versi con il suo ukulele.

Non si è mai del tutto soddisfatti di sé quando ci si esibisce in pubblico. Sempre è possibile far meglio. Riascoltandomi nella registrazione pareva che la voce uscisse un poco gracchiante. Forse è il riverbero dell’acustica nell’apparato di registrazione. Spero sia così.

Credo, tuttavia, d’aver trasmesso il sentimento che vibra nella mia poesia.

Conserverò con tenerezza la pergamena del premio.

Mi spingerà a esser meno ritroso nel tradurre le sensazioni in versi liberi.

Quando l’ispirazione verrà.

.

L’alba oltre le nuvole al tramonto

Nel tramonto

puoi vedere il crepuscolo

o l’epifania dell’alba.

Quando il bisogno di luce

muove alla ricerca del sole

il mondo rinasce.

Se il rosso nel cielo

sarà alba o tramonto

e non rabbia negli occhi;

se azzurro sarà mare

e celeste il risveglio;

se i sogni cacceranno l’incubo,

se il cuore riconoscerà il coraggio,

se prenderemo insieme la strada,

non cedendo alla paura,

non precipitando nella vertigine dell’egoismo,

allora troveremo l’orizzonte del domani.

Imparando dagli errori,

mettendo a frutto competenze e talenti,

ritrovando l’armonia

tra l’umano e il mondo che lo ospita.

Ognuno per la propria parte,

prendendo il respiro nel vento,

con il senso della storia,

per l’innocenza dei bambini.

E saranno sorrisi,

mani nelle mani,

un diluvio di abbracci.