A.Ca.b. – nuova presentazione collettiva. A Castelnuovo Magra

Castelnuovo Magra è un grazioso borgo abbarbicato sul monte Bastione.

La sua piazza, in alto, è chiusa da una torre, ora sede di varie iniziative espositive e, sull’altro versante, ha un affaccio sul mar Ligure, che brilla d’azzurro là in basso.

Al circolo Arci della piazza Querciola, nel pomeriggio del sabato 20 aprile, il gruppo A.Ca.b. è stato invitato per una presentazione collettiva dei libri degli autori che ne fanno parte.

Mancava Giulia Puccinelli, a causa di altri impegni personali.

Eravamo invece, presenti, chi scrive, Emanuela De Luca, Michel costa e Ilario Giannini.

Pur non avendo preparato insieme l’incontro, il nostro affiatamento s’è confermato.

Con il medesimo spirito abbiamo promosso l’amore per la lettura e poi illustrato, per flash, le nostre opere.

Un pomeriggio divertente e sereno.

Un’esperienza positiva come le precedenti.

Ringraziando il collettivo NewCastle Book company che ha organizzato l’evento, lo riproduco in video.

Silvia Avallone – Cuore nero

L’intensità del dolore e del riscatto

Verso la conclusione del romanzo arriva la confessione della protagonista. Un delitto atroce e crudele, compiuto ad appena sedici anni. Che valse una pesante condanna, scontata nel carcere minorile. Inspiegato. Mai davvero espiato nella coscienza di lei, che accetta di considerarsi assassina anche se si sente incompresa. Tornare, narrando, all’episodio è un tumulto di ricordi, sensazioni, pensieri. Catarsi, soprattutto scoperta di sé. Perdonarsi attraverso la coscienza della trasformazione, perché l’inferno vissuto dietro le sbarre l’ha arricchita di incontri, di amicizie, di sproni, di significato. Che comprenderà solo all’ultimo, con il filtro dell’amore per sé suscitato dall’amore di chi, per la prima volta, la desidera per quello che è, non per quello che immagina, disposto a pagare il prezzo di rompere convenzioni, di specchiare il proprio antico dolore nel dolore dell’altra.

Emilia è un personaggio vero, carico di contraddizioni. Nello sviluppo della sua storia si possono leggere, talora sullo sfondo, in prevalenza nelle ferite profonde della sua psiche, tanti dilemmi e storture della nostra società e la vacuità delle risposte banali e scontate.

Silvia Avallone ci dona un romanzo forte, intenso, con punte di cattiveria.

Il suo stile è minuzioso, preciso, del tutto adeguato alla vicenda umana che dipana, accompagnando il confronto tra due solitudini che si incontrano, dapprima guardinghe, poi alla disperata ricerca della fusione che non annulla l’individualità ma la ricolloca nell’universo delle relazioni.

La prosa dell’autrice riesce a coinvolgere, ad avvincere, tratteggiando eventi e dialoghi nella cornice dell’ambiente, sapientemente descritto. Con frasi a volte secche, altre più ariose, ma sempre nella capacità di sintesi che sa colpire con definizioni memorabili, siano di luoghi che di sensi.

Una grande scrittrice. La cui fama, a mio parere, è finalmente meritata, in un panorama editoriale che spesso premia strane mediocrità elevandole al successo.

I miei 70

Ebbene: si! Un giorno è passato, ho scavallato il compleanno e ieri il rintocco del tempo faceva cifra tonda con il 7 a sinistra.

Mi ha fatto piacere ricevere molti auguri. Ho tentato di ringraziare tutti quelli che li hanno formulati, anche solo con un piccolo emoticon, frettoloso segnale d’attenzione cui si è costretti a ricorrere dalle inesorabili mannaie dei social, dove i post restano visibili per pochi attimi e, quando si prova a interagire, devono essere rincorsi nelle maglie degli imperscrutabili e micidiali canoni dell’algoritmo.

Torno qui a ringraziare gli amici (se mai leggeranno queste righe), quelli da cui mi separano la distanza e i lunghi silenzi, quelli che riesco a sentire e magari rivedere nelle spire di vite che scorrono su sentieri diversi.

70 è un traguardo che ti lascia stranito.

Fino a pochi anni addietro neppure immaginato nella sua imminenza, collocato dalle convenzioni in una fase già declinante dell’esistenza.

Poi ci si arriva. Ci si guarda allo specchio, ci si scruta dentro, ci si interroga sul senso.

Sul viso e sul corpo le stagioni hanno inciso. I malanni combattuti e superati, quelli recenti soprattutto, fanno capolino. Ruggini e crepe… come potrebbe esser diverso?

Eppure ho iniziato ad andare in palestra.

Leggo molto e continuo a scrivere.

Mi piace viaggiare.

Mi informo, cerco di avere consapevolezza delle derive e delle tendenze della storia collettiva.

Follia o audacia?

Voglia di futuro. Certezza che la strada non è cieca e oltre ogni curva troverò altre esperienze, nuove emozioni, tessere per risolvere il mosaico della felicità.

Festeggiai con il mio amore. Il più grande regalo che afferrai, riconoscendo la fortuna quando mi scivolò vicina.

E nell’amore, dall’amore ricevo la linfa che vibra di fiducia.

Con la mente mai doma, con l’animo pieno di tenerezza e passione, negli occhi il cielo sconfinato, nelle orecchie il canto del mare, nell’orizzonte la poesia, nell’immaginazione un mondo di pace e giustizia.

Nelle mie mani le sue.

Ora, come in gioventù, un’anima rivoluzionaria in un comportamento moderato.

Un corteo di ragazzi

Cinquantacinque anni fa ero come voi. Quindicenne, indignato, ingenuo, con tanta voglia di cambiare il mondo, di portare giustizia, equità, pace. Allora, affascinato da un comunismo che esisteva soltanto in un astratto ideale. Aderii a un movimento che non aveva lo stile organizzativo di un partito politico, ma era, come qualcuno acutamente lo definì, “uno stato d’animo”.

C’era tanta passione, tanta voglia di essere ascoltati e il rifiuto di una cultura bloccata.

Difficile, impossibile fare paragoni tra ora e allora. La storia non si ripete. La società è cambiata.

La mia generazione ha perso.

Dal perbenismo ottuso che ignorava diritti civili e perpetuava un mix di clientelismo e affarismo celati nelle pieghe dell’etica vetero cattolica, tutto è cambiato per poi precipitare nei miti del consumismo praticato in un vortice di egoismi, chiusure e rancori.

Vedo sfilare i ragazzi di oggi, con le loro facce pulite, gli occhi ancora capaci di meraviglia.

Per loro è naturale la diversità. Come stare dalla parte dei più deboli. Perché, a loro volta, si sentono discriminati, inascoltati. E non vogliono essere deboli.

Per loro la pace è una condizione esistenziale, molto più che un programma politico.

Cosa ne verrà?

Non lo so.

Ma questi giovani mi piacciono. Come me tanti anni prima sfilano con piccoli cartelli improvvisati. Esitano nell’urlare slogan. Sono soprattutto coinvolti dal condividere un sentimento che chiamano anche obiettivo, un momento di espressione collettiva.

Spero in loro soprattutto per l’altra emergenza che sfida il futuro. L’ambiente che soffoca. Salvare la natura, rendere vivibili le città.

Perché ne va della loro sopravvivenza. Loro non hanno paura di perdere gli stolti privilegi di comportamenti ad alta intensità energetica. Perché non li hanno e perché quelli che hanno rischiano di isolarli.

Quanta differenze tra gli incontri in cui ciascuno guarda il proprio smartphone e un corteo nel quale ci si guarda l’un l’altro e si cammina tenendosi vicini, con gli occhi avidi di protagonismo insieme.

Quando l’anniversario risplende

Il 2023 è stato, per noi, un anno terribile. Vorrei citarlo al passato remoto, ma è ancora troppo vicino. E l’inizio di questo bisestile ha prolungato le ombre cupe di quello che l’ha preceduto.

Non abbiamo avuto spazio e quiete per festeggiare le ricorrenze, che scorrevano via mentre noi fronteggiavamo malanni e impicci.

30 gennaio, anniversario del nostro matrimonio civile: si inizia con una camminata al freddo che segue l’alba, per raggiungere il centro medico. Ci aspetta il prelievo del sangue per controlli da tempo programmati.

Non è l’auspicio migliore per un giorno che vorremmo di festa.

Passiamo l’esame e constatiamo che l’infermiera ha mano delicata.

Rincuorati, ci godiamo una bella colazione al bar, come da tanto tempo non avevamo avuto occasione.

Il cielo è terso, il sole ne è padrone e illumina il Tirreno.

C’è bonaccia, ma le onde calme mantengono la potenza tranquilla del mare.

Respiriamo aria buona.

La passeggiata di rientro è lunga e vivace.

Siamo allegri.

Di martedì tanti locali sono chiusi e andiamo alla ricerca di un posto dove festeggiare la ricorrenza.

Anche l’ultimo ristorante cui avevamo pensato ci delude, perché il suo turno di sosta cade di martedì.

Così optiamo per la miglior posizione, sebbene perplessi sulla cucina.

Sul pontile di Lido di Camaiore si sono succedute le gestioni e in passato non ci trovammo affatto bene.

Certo, immersi nel sole, proiettati sul mare che brilla d’azzurro, il luogo incanta.

Veniamo piacevolmente sorpresi anche dai piatti, gustosi e ben cucinati, serviti con discrezione e gentilezza.

Ridiamo, mangiamo, ci scambiamo gesti d’intesa.

Siamo tornati alla nostra dimensione.

Amore o ottimismo. Ritroviamo in un attimo i momenti perduti.

L’anniversario risplende ed è tutto per noi.

Ammiriamo le placide onde, guardiamo l’orizzonte. Vediamo il futuro.

È nelle nostre mani.

Di nuovo!

La felicità d’amare riamati. Nessun progetto è impossibile.

L’algoritmo ottuso tiene in ostaggio anche gli auguri

Arrivati verso Natale e fine anno, siamo tutti spinti a un bilancio: dell’anno trascorso, delle esperienze. Fino alle aspettative per il futuro.

Il desiderio di condividere riflessioni e auguri si fa più forte, dentro un clima nel quale pare che la disponibilità all’ascolto e l’anelito di fratellanza riescano a essere prevalenti, finalmente rompendo le ombre cupe dell’egoismo, della chiusura, della rabbia, dell’odio.

Per me, è un’occasione per tradurre in versi i miei pensieri, proponendoli agli amici e facendone il mio messaggio augurale per le prossime ricorrenze.

È il periodo nel quale attribuisco alla categoria dell’amicizia l’accezione più ampia.

Ci sono i pochi amici ai quali mi sento davvero legato da comuni esperienze, emozioni, sensibilità, spazi di frequentazione.

Ci sono quelli che ho incrociato nelle successive fasi della vita e dei quali conservo il ricordo delle situazioni che ci fecero riconoscere amici.

Ci sono le amicizie virtuali, più labili e remote. Quelle nate per essersi incontrati in un gruppo tematico, in commenti, nella passione condivisa per l’arte, la letteratura, i viaggi, Torino, Viareggio e la Versilia, il mare, la difesa dell’ambiente e così via. Labili ma vere. Fili sottili ma non strappati.

Ecco che mi impegno a tentare tutti i canali per raggiungere questa vasta schiera di amici.

Esauriti i Whatsapp e la mailing list, mi resta Messenger per quelli che altrimenti non saprei come raggiungere. Senonché l’applicazione è governata da criteri – detti “di sicurezza” – del tutto inadeguati alla bisogna. Dopo un numero assai parco di messaggi, mi ritrovo bloccato.

L’algoritmo che tutto sorveglia sospetta – sulla sola base della numerosità (invero minima) degli invii – che un bot si sia impadronito del mio profilo. Il blocco dura circa 24 ore, dopo di che, al rientro in funzione della chat, basta un pacchetto ancora inferiore di invii per essere nuovamente bloccato.

Così, in una rete e in social che non riesce davvero a fermare vomiti di odio e fake news, né a frenare autentici bot dagli intenti commerciali (quando va bene!) o peggiori, non potrò recapitare i miei auguri natalizi a molti dei miei contatti amicali su Facebook.

Non ci sono vie per discutere con questa tirannide digitale, per invocare ragionevolezza.

Basterebbe, come si fa per l’autenticazione a due vie, quando sia toccata la soglia di attenzione, inviare un alert e attivare una verifica sull’identità del soggetto.

Credo – ma non ne ho possibile riscontro – che le utenze business non conoscano queste limitazioni. Certamente non le hanno gli inserzionisti pubblicitari.

Ormai su FB vedo pochi amici, seguito a vedere parte dei gruppi con i quali interagisco, sono subissato di annunci promozionali, molti dei quali riecheggiano ricerche che feci nei giorni precedenti (non su FB, ma su altre piattaforme).

Non voglio qui entrare nelle polemiche sulla scomparsa della privacy. I baluardi legislativi e difesa non offrono garanzie, perché usare i canali significa comunque cedere pezzi di sé – delle proprie azioni, intenzioni, desideri – al grande fratello informatico.

Quel che mi dispiace è constatare che lo stolido guardiano ai cancelli di Messenger mi impedirà di recapitare gli auguri a persone cui vorrei destinarli.

Spero che questo articolo, nonostante tutto, per il solo fatto di andare in rete, dia maggiore visibilità ai miei auguri, che rivolgo agli amici, ma anche a tutti quelli che ne vorranno cogliere il senso.

La mia cartolina non è protetta da copyright. Chi volesse condividerla, usarla per i propri auguri, può farlo serenamente.

A.Ca.b. ritorna. A Pietrasanta

Secondo appuntamento del gruppo A.Ca.b.

Il luogo è il prestigioso Salone dell’Annunziata nel Chiostro di Sant’Agostino a Pietrasanta, nell’ambito delle iniziative promosse dalla Biblioteca comunale Giosuè Carducci.

Serata spumeggiante, con la conduzione di Chiara Bisconti, book blogger e gli autori del gruppo in buona forma.

Con disinvoltura e nel segno dell’amore per la lettura, la presentazione collettiva è corsa via leggera e densa di contenuti e spunti.

La offro nel video allegato.

La registrazione ha subito qualche intoppo tecnico: in alcune parti l’immagine assume un inquietante tono giallo e rossastro (niente di grave, si torna presto alla normalità) e c’è il salto di alcuni secondi dopo la nota introduttiva sul significato dell’acronimo che dà il nome al gruppo. Mi scuso dell’inconveniente con chi vorrà vedere lo svolgimento dell’incontro.

Perché comprare il mio libro?

L’autopromozione è un passaggio imbarazzante.

L’ultimo romanzo che hai tra le mani, con la sua concretezza, con l’immagine di copertina che sembra incrociare lo sguardo con il tuo, appena pubblicato, ti riempie di legittimo orgoglio. L’editore lo ha approvato, merita di gettarsi nella mischia del mercato.

Per te, non è una questione economica: i diritti d’autore sono infimi e soltanto vendite a 4 zeri li renderebbero fruttosi. Un livello che in Italia raggiunge appena un numero ridottissimo di libri.

Trovare lettori è un’ambizione tutta emozionale: significa entrare in rapporto con la sfera intellettiva e sentimentale di persone che ancora non conosci. Significa che l’opera della tua fantasia e del tuo ingegno è apprezzata.

Quando non si è autori professionisti – nel senso che non ci si mantiene con il mestiere dello scrittore – ogni romanzo è, prima di tutto, un’espressione del proprio sentire, un’esperienza liberatoria e coinvolgente, una fuga e un ritorno alla realtà con la mente e l’animo più leggeri. Raramente ci si preoccupa del potenziale lettore e gli sforzi di affinamento stilistico, come quelli di garantire potere evocativo alla storia, coerenza alla trama, sono una sfida con sé stessi. Un’evoluzione cercata, romanzo dopo romanzo.

Poi arriva l’editing. Il tuo romanzo è stato accettato per la pubblicazione, hai firmato il relativo contratto e l’editor ti richiama a limare, tagliare, cambiare. Il grafico ti propone una copertina, sulla quale hai poco spazio di contestazione. Sempre l’editor sceglie il tiolo, spesso dopo il rimbalzo tra quello che avevi proposto e tante diverse soluzioni.

Con un’ottica rivolta al potenziale di vendita.

Nella mia personale esperienza, l’editing si è via via alleggerito (spero in ragione di una crescente qualità dei miei lavori). Al contrario, su titolo e copertina la discussione rimane fitta e intensa.

Alla fine, metto l’ok al “si stampi”.

Il libro è pronto.

Per la promozione non posso contare sull’editore, che è piccolo e non ha tante risorse da impiegare per farla.

Mi muovo come so e come posso, creando occasioni, postando sui social.

A monte, i dubbi su quali siano i punti di interesse e di attrazione che possono lanciare il mio romanzo.

E si arriva al dunque.

Quando un simpatico e arguto book-blogger lo chiede senza fronzoli.

«Perché dovrei comprare il tuo libro?»

Chiaro, essenziale, brutale, ineludibile.

Gli sono grato: non posso sfuggire al mostrarmi quale mi sento e penso di essere, a spiegare il valore che attribuisco a quel che ho scritto.

La risposta (che vale per tutti e quattro i romanzi della serie sulle indagini del vicequestore Diomede Gabuzzi), in diretta nella presentazione collettiva del gruppo A.Ca.b. al Bagno Nettuno di Viareggio, nella registrazione del video visibile al link sottostante.

Se sia efficace, se incontri la curiosità del pubblico, se sia capace di fascino, lo capirò dagli effetti e dalle reazioni.

Perché comprare il mio libro? – YouTube

A.Ca.b: si inizia con il passo giusto

Era una scommessa. Avevamo improvvisato l’organizzazione e ancora poco ci conoscevamo. La pubblicità dell’evento non contava su altro che i nostri canali social, qualche manifesto, un po’ di passaparola.

E, per di più, s’era dovuto decidere all’ultimo di anticipare la presentazione alla domenica, visti gli annunci allarmanti del meteo per il giorno successivo.

Abbiamo accettato il rischio.

La presentazione collettiva, voluta e interpretata nel segno del valore della lettura, con lo scopo principale di alimentare l’amore per i libri, il rilancio del piacere di trarne emozioni e conoscenza, s’è fatta.

L’andamento è andato altre le nostre più ottimistiche previsioni.

Argutamente stimolati dai due book blogger Chiara (Chiaramentelibri) e Matteo (Degusti_book), abbiamo illustrato le ragioni e il significato della nascita del nostro gruppo e dell’iniziativa, illustrato i nostri libri, ritagliato brevi spazi di autopromozione, giocato con il pubblico.

Senza vanità e senza inutile modestia, siamo stati bravi. Abbiamo esposto temi, proposto sentimenti e idee rispettando i tempi e con efficacia dialogica.

La presentazione è fluita dinamica e interessante, densa e accattivante, davanti a un pubblico attento e coinvolto.

Alla fine, s’è anche venduto qualche libro. Fa sempre piacere firmare dediche e nuovi lettori che manifestano interesse a quel che s’è narrato.

L’importante, il risultato che ci esalta, è il salto di qualità nell’unità di intenti e nella comune sensibilità. Tutti ne siamo usciti sottolineandolo.

Questa prima prova possiamo ben considerarla un successo.

E siamo intenzionati a costruirne altre, a portare in giro il nostro amore per i libri, perché il gusto della scrittura nasce e si alimenta della moltiplicazione delle letture. Nonché dallo scambio con il pubblico che si realizza negli incontri come quello di domenica 27.

È doveroso ringraziare il Bagno Nettuno (e Simona in particolare) per averci ospitato e per aver creduto nella bontà della nostra proposta. Altrettanto un ringraziamento va alla libreria Mondadori di Viareggio, che ha curato la raccolta e vendita dei libri.

Con Matteo e Chiara ci siamo detti che non finisce qui. Abbiamo aperto un rapporto di gruppo dentro l’originalità dell’esperienza, che siamo certi di potere positivamente coltivare.

Tra noi cinque la certezza è condivisa: A.Ca.b. comincia a navigare e può tentare il mare aperto. Ci metteremo entusiasmo e fantasia, impegno e intelligenza.

Ho filmato l’intera serata.

La ripropongo nel mio canale youtube (qui sotto il link).

È lunga, ma niente affatto noiosa. Gli spunti sono molti e diversi, la passione li percorre dall’inizio alla fine.

Chi vorrà vederla potrà trovare molti motivi di interesse.

A.Ca.b. solidarietà d’autore

Promuovere un proprio libro, per autori pubblicati da piccole case editrici, non è davvero facile.

Per la verità, quando non si è noti, anche uscire presso un grande editore non garantisce nulla.

Si innesta un circuito perverso, nel quale c’è grande spazio per libri di personaggi popolari per ragioni extraletterarie (sportivi, influencer, divi delle TV e così via), mentre autori “puri” restano ai margini finché non acquistano (per bravura o per caso) una base di notorietà.

Inoltre, in un mercato asfittico come quello italiano – in Italia si legge davvero poco – proliferano gli scrittori autopubblicati o pubblicati da editori a pagamento.

Risultato: il 30% dei libri pubblicati non vende nemmeno una copia. Ovviamente nel circuito ufficiale, delle librerie e degli store on line, perché non sono considerate le copie acquistate dagli autori e rivendute (o regalate) ad amici e conoscenti.

Gli autori ai margini del mercato finiscono spesso per farsi concorrenza, ignorarsi, isolarsi nella caccia a un lettore in più, coltivando una malcelata superbia.

Insieme ad alcuni amici, anche in virtù della pubblicazione per una medesima editrice, abbiamo deciso di rovesciare questo paradigma. Di fare solidarietà e reciproco sostegno invece che competizione individualista.

Intendiamo promuovere congiuntamente i nostri romanzi. Non conta che siano diversi per genere e contenuto.

Abbiamo cercato un nome per la nostra piccola comunità. Un nome che simboleggiasse ciò che ci unisce.

Questo nome è A.Ca.b.

Achab (con l’acca) è uno dei personaggi più emblematici della storia della letteratura: il capitano cui Melville affidò la sfida inesauribile contro la balena bianca.

Noi, togliendo l’acca, ne abbiamo fatto un acronimo.

A sta per “anima”, perché nello scrivere ci caliamo senza riserve in ciò che sgorga dal profondo del nostro sentire.

Ca sta per “Carta”, il supporto che ha consentito il superamento della tradizione orale, rendendo riproducibile e largamente fruibile il testo scritto. Ancora oggi il profumo d’inchiostro e il fruscio delle pagine sfogliate dona il brivido romantico che scatena l’emozione del rapporto tra il lettore e l’autore. Un fascino che la modernità non riuscirà a cancellare.

b (rigorosamente minuscolo) sta per “bit”, la particella elementare dell’informazione, base della rivoluzione digitale. Quella che, per chi scrive, ha potenziato in misura esponenziale le modalità di lavoro: le correzioni, la collocazione degli appunti, il confronto tra versioni, l’incastro delle trame, fino all’editing finale, ne traggono formidabile aiuto.

Ecco rivelato il nostro “nome collettivo”

A – Anima

Quella che attraversa gli spazi del mondo e quelli interiori. La cifra emotiva che genera le nostre storie

Ca – Carta

Perché sulla carta si fermano pensieri, idee, narrazioni. Affinché possano essere condivise, godute, ricordate, strappate.

b – Bit

L’unità elementare dell’informazione, nell’universo digitale che ci spinge a usare la tastiera più che la penna per raggiungere gli altri.

Non siamo scrittori professionisti.

Ci siamo messi in gruppo per superare lo stucchevole narcisismo di chi scrive e pensa poi a vendere qualche copia in più facendo da sé e sgomitando con gli altri autori.

L’unione fa la forza, se il messaggio va oltre l’affermazione individuale.

Come, per noi, invitare a leggere, nel rispetto ed esaltazione delle diverse ispirazioni.

Con in comune la passione di scoprire quel che sgorga dal sentire senza filtri, offrendolo a chi vorrà leggerlo.

Debutteremo a fine agosto in una presentazione comune in un bagno di Viareggio, con la simpatica e stimolante partecipazione di due book blogger.

Un esperimento, ma soprattutto un paradigma di approccio alla nostra passione letteraria,

A cosa diamo la caccia, qual è la sfida, il nostro Moby Dick?

Il gusto della lettura.

Un libro apre la mente e scalda il cuore.