La disciplina di Penelope, di G. Carofiglio

“Capivo il punto di vista: se era davvero innocente, un provvedimento come quello è infamante quasi quanto una condanna. Un giudice non dovrebbe fare considerazioni del genere quando archivia. Si getta una macchia su una persona che non può fare nulla per difendersi perché, appunto, non è prevista l’impugnazione di un decreto di archiviazione. Si possono scrivere le parole più pesanti, impunemente.

(…)

Quando si archivia si dovrebbe dire semplicemente che non ci sono elementi per esercitare l’azione penale, nel modo più asettico possibile. Spesso non avviene.”

Già solo queste considerazioni, al secondo capitolo, valgono la lettura del libro.

Una di quelle perle di moderazione e saggezza che l’autore suggerisce (implicitamente) a chi eserciti il potere, inteso come capacità (giuridica, materiale, psicologica) di incidere nella vita di altri.

È stimolante e coinvolgente la scrittura di Carofiglio proprio perché vi affiorano squarci di sofferta consapevolezza dell’umana insufficienza, che diviene pericolosa quando si esercita su questioni delicate. Come un’inchiesta giudiziaria, che è l’oggetto delle sue narrazioni.

“La disciplina di Penelope” è una storia esile, con al centro un’indagine assai improbabile, che corre veloce verso la conclusione.

Ma ciò che affascina è la prosa risoluta, il continuo scandaglio nella tormentata missione della protagonista.

Una storia scritta in soggettiva, con tutto il coraggio che ci vuole a un autore maschio per calarsi nel punto di vista (e dimensione di vita) di una donna.

La scommessa è vinta, attraverso il succedersi di pensieri e iniziative, senza mai concedere la descrizione dell’aspetto di Penelope, tranne la sua atletica fisicità.

Forse lasciare sullo sfondo “la cazzata” che relegò una brillante magistrata a un improbabile ruolo di investigazione privata sarà il pretesto per affidare a Penelope una nuova avventura. Il personaggio lo meriterebbe: aspettiamo occasioni per rimetterla in pista, così offrendoci un nuovo romanzo e il piacere di ritrovare Carofiglio in libreria.

Compleanno

Sul volto le pieghe del tempo

scavano e disegnano l’età,

come la vita vuole e insegna.

Ma negli occhi

brilla il riflesso del futuro,

curiosità e ricerca del domani.

Perché il tempo è esperienza,

sentimenti e persone,

luoghi raggiunti e compresi.

Non conservo memoria

delle fasi buie,

lasciate come vennero e passarono.

La voglia di capire e amare

mi fanno scegliere il cammino,

ogni giorno emoziona il suo cielo.

Il futuro si avvia. Verso una società sostenibile

La società dell’informazione sta per cedere il passo alla società sostenibile.

La sostenibilità non è più uno slogan o l’oggetto di estenuanti trattative nei consessi internazionali.

A renderla un percorso e un obiettivo concreto e praticabile stanno intervenendo fattori di enorme rilievo.

Prima leva: la grande finanza. Sostenibilità è diventato un criterio discriminante per valutare (e quindi effettuare) l’impiego dei capitali. I grandi fondi d’investimento e le maggiori istituzioni finanziarie condizionano la destinazione dei capitali al rispetto di parametri di sostenibilità ambientale e, seppure con minor rigore, sociale.

Secondo atout: il segno dei colossali piani di rilancio delle maggiori economie. Dal Next Generation UE al piano di aiuti di Biden masse consistenti di finanziamento verranno convogliati nella green economy. Anche la Cina muove nella stessa direzione e gli altri partner internazionali non potranno sottrarsi ai vincoli degli accordi per la lotta all’emergenza climatica.

La potente spinta di tali tendenze sta già inducendo le grandi imprese, comprese quelle ancora dipendenti o impegnate nei combustibili fossili, a convertire modelli produttivi e attività per ridurre il loro impatto di CO2 e privilegiare input energetici da fonti rinnovabili.

Fare affari facendo (anche) il bene del mondo sta diventando un mantra, che trova praticabilità nella convinzione, suffragata da concreti esempi, che le attività in chiave di green economy sanno generare profitti e creano nuovi sbocchi occupazionali, con un saldo potenzialmente positivo rispetto alle attività che declinano e saranno abbandonate.

Senonché, affidare la grande trasformazione del modello di sviluppo alla deriva dell’economia non è saggio né prudente.

La storia del capitalismo insegna che l’istinto del mercato non porta equilibrio allo sviluppo e che proprio i passaggi di radicale innovazione creano fratture sociali e finiscono per moltiplicare le disuguaglianze. Da ultimo, ce lo ricorda l’esasperata finanziarizzazione che ha concentrato potere e profitti in parallelo all’espandersi della povertà e dell’emarginazione.

Le forze del mercato devono essere incanalate e guidate dai custodi dell’interesse collettivo. Giusto che i Consigli d’amministrazione badino alla remuneratività del capitale, purché essa rispetti i vincoli del benessere sociale (oltre a quelli della compatibilità ecologica).

Non deve accadere che la velocità del cambiamento travolga (ancora una volta) gli assetti sociali. Occorre una diffusa consapevolezza della svolta strategica cui andiamo incontro. Perché al rinnovamento del modo di produzione dovrà aggiungersi la revisione dei comportamenti di consumo, frenando la rincorsa all’avere, alla dissipazione delle risorse, alla rapida obsolescenza dei prodotti/servizi e alla superficialità insoddisfatta nel loro uso.

Siamo in una fase di transizione. Dobbiamo garantire che a guidarla siano la competenza, la responsabilità, la moderazione. Queste tra qualità vanno richieste ai leader che dovranno gestirla attraverso politiche concertate e autorevoli, forti della titolarità delle ingenti immissioni di liquidità e finanziamenti pubblici deliberati per superare l’emergenza sanitaria.

Dentro la transizione, che occuperà non pochi anni, ci sarà lo spazio per far emergere una nuova leva di dirigenti cui chiedere il disegno di una società prospera, equa e solidale. Una nuova classe dirigente, giovane, cresciuta con la dimestichezza delle tecnologie, una naturale vocazione ambientalista, la sensibilità all’umanesimo come fondamento dello sviluppo sostenibile.

Per arrivare a tutto questo, è decisiva la partecipazione cosciente e attenta di tutti i cittadini.

Le considerazioni che ho svolto mi inducono all’impegno in una associazione culturale che ritiene la scienza e l’arte veicoli per promuovere la prevalenza dell’essere sull’avere e l’evoluzione delle idee attraverso la valorizzazione delle vocazioni e dei sentimenti.

L’associazione Medusa (società versiliese di cultura) promuoverà, nel corso dell’anno, varie iniziative, nelle quali sarà centrale il tema della sostenibilità, intesa come ecologia individuale e sociale, perché l’arte e la cultura hanno il compito di muovere alla ricerca dell’essere, a suscitare la voglia di godere la bellezza, la commozione, l’amore.

La poliedrica produzione intellettuale e artistica dell’associazione può essere vista sul sito www.associazionemedusa.it.

Per parte mia, oltre a contribuire alla sua attività, indicherò, attraverso il mio sito, gli incontri tematici promossi dall’associazione. La pandemia vieta di svolgere i convegni in presenza. Questo è un limite ma anche un’opportunità. Gli incontri on line sono aperti e anche gli amici esterni al territorio versiliese potranno parteciparvi.

Invito tutti a seguire le segnalazioni che proporrò.

Onde e riflessi

Mi schiaffeggia il vento

dal largo,

profuma di salmastro,

ravviva il piacere del passo

sul molo quasi deserto.

S’increspa il mare

sotto luce incerta

tra nubi e l’aprire di squarci,

ogni onda colora per sé,

fin quella al riflesso di vinaccia,

come ebbra di Chianti.

Ogni giorno, ogni volta,

visioni diverse

per la meraviglia

degli occhi e del cuore.

L’emozione del mare,

in un orizzonte senza tempo.

La verità del dubbio

Quando ho tutte le risposte

nelle mani,

irrefrenabile

suona l’eco di altre domande.

Come l’alba che apre la notte al giorno,

confondendo la memoria del sogno.

Come la netta linea di separazione tra ombra e luce

nel solstizio alla piramide di Kukulcan

che dura appena un respiro.

Allora l’intelligenza della curiosità

mi muove a guardare ancora il mondo,

le genti, le città, la natura.

Alla ricerca di nuove emozioni,

a minare certezze,

ad aprire finestre,

a imboccare sentieri,

ad amare la bellezza,

a costruire il futuro

nell’umana inesausta tensione

tra empatia ed entropia.

Quando le coincidenze interrogano

Accade che strane coincidenze ti coinvolgano.

Gli americani della famiglia Platek hanno acquistato lo Spezia Calcio.

Nel 2018 pubblicai un romanzo nel quale la squadra di calcio femminile di La Spezia diventava il simbolo della disciplina, come metafora della bellezza e come dominatrice del campionato di serie A. Nella mia fantasia la squadra veniva costruita con sagacia e determinazione da un imprenditore pisano che la acquistava da una ex stella del calcio femminile statunitense. Anticipavo la popolarità del calcio femminile e mischiavo Spezia con l’America. Coincidenza?

Ho rivisto un romanzo di fantascienza giovanile, che scrissi oltre quarant’anni fa e l’ho iscritto a un concorso letterario. Uno dei protagonisti principali porta il nome di battesimo Aslan.

Nel torneo di tennis degli Australian Open, in corso a Melbourne, un ventisettenne che proviene dalle qualificazioni è approdato ai quarti di finale giocando partite memorabili. È russo, si chiama Karatsev, Aslan Karatsev. Coincidenza?

Poi ci sarebbe la coincidenza più importante. Tra i riferimenti strategici del programma su cui il Presidente Draghi sta impostando le politiche del suo governo e quelli che un immaginario professore torinese illustrava a un giornalista in un racconto che pubblicai sul mio sito web a settembre 2018, parlando del superamento dei paradigmi ideologici e dei modelli sociali del ventesimo secolo. Ma questa è un’altra storia. E non vorrei esagerare.

Metafora




Metafora (Natale a Viareggio)
 
L’annuncio di un Natale triste e cupo
si dissolve in uno squarcio di luce
a illuminar la corte.
Poi due rovesci battenti di pioggia
a negare il sereno.
Ma il sole riprende aria nel cielo
in un empito di vento
che porta l’eco possente del mare,
col profumo affilato e puro
d’avventura e di sale.
A chiamare il passo veloce
fin sul ciglio della riva,
sulla striscia del molo,
sotto il volo dei gabbiani.
Anche Lorenzo Viani,
nel suo busto candido,
lascia il cipiglio,
accenna un sorriso
nel vivido chiarore del mattino.
Il sole si batte tra le nubi
che tentano l’effimera vittoria,
il Tirreno è un tripudio di scrosci
a infrangersi sulle pietre in bagliori;
il Libeccio urla
un messaggio di speranza.
Come a rappresentare il tormento dell’anno,
a mirare il futuro oltre gli inciampi del fato,
a spazzare paure, rancori e aridità,
ad accendere coraggio e responsabilità
per restituire fiducia di sapere, insieme,
cambiare il mondo, facendolo migliore.
Guizzi tra l’onde disegnano glifi imperfetti
in cui indovinare il futuro
tra spruzzi salmastri e ammiccanti
che spingono ad afferrare la fortuna.
Che, alla fine, dipende da noi.
Quando alto è lo sguardo,
aperta la mente,
generoso e sereno il cuore.
Nel mare, nel vento, nel cielo
segni dell’essere nella consapevolezza di sé.

Verso il nuovo anno

Questo anno terribile e difficile si avvia a finire.

Nell’imminenza delle prossime festività, offro i liberi versi che ancora mi ispirano speranza.

Come un augurio che il 2021 sia illuminato dalle collettive volontà e capacità di ripresa, per disegnare un mondo diverso: solidale, sostenibile, attento alla tenerezza, al coraggio: sulle ali di una fantasia ben radicata nella storia e pronta a fare della scienza leva di progresso sotto il segno della cooperazione tra genti e nazioni; per una cultura della pace, dell’inclusione sociale, del rispetto delle diversità, della bellezza. Per lasciare alle nuove generazioni un pianeta orientato alla vita e al futuro.