Arcobaleno sull’acqua

Mattina d’inizio estate.

Il sole dona un guizzo

sull’acqua della fontana.

La scompone d’arcobaleno,

la colora di fantasia,

l’accende d’emozione.

Davanti al mare

zampilli lucenti

su una striscia d’iride.

Anche questo è Viareggio,

meraviglia echeggia

nella canzone della vita.

#Viareggio

#Viverealmare

#Versilia

Un romanzo Fantasy a tutto rock

Nowhere degli High Tide resta, per me, l’emblema del progressive rock. La musica e il testo ne fanno una sorta di manifesto dell’infrangersi di una smisurata ambizione.

Fu un genere che portò molti gruppi a una ricerca esasperata di nuovi sentieri dell’espressione artistica attraverso le note. Quasi potesse nascere una Nuova Musica, capace di essere sintesi di tutta quella che l’aveva preceduta, in un processo palingenetico in parte simile a quello che musicisti sinfonici, come Bruno Maderna, Luciano Berio, Edgar Varèse, sembrarono avviare alla metà del Novecento, ispirando successivamente la musica dodecafonica e la breve stagione della musica concreta di Pierre Schaeffer e Pierre Henry.

Il movimento – che tale non riuscì e non volle mai definirsi – fallì. I gruppi che lo animavano si sciolsero o finirono per ripetere sé stessi, oppure per avviarsi su una china di fortune commerciali che smarrivano la ricerca nata sul finire degli anni Sessanta e perduta dopo la metà dei Settanta. Un’ondata alta e finita.

La tensione e il vigore di quella musica, superba e maledetta, mi appassionò. Pensai che quell’impasto di musica colta e avventurosa, sfidando quasi la storia e il pentagramma, celasse un sostrato magico. Forse perché discendeva dall’ubriacatura psichedelica.

Nowhere riassumeva la confusione, i desideri negati, le delusioni e disillusioni, con il suo testo contorto, introverso, nell’abisso al cui fondo c’erano il nulla e la disperazione, sulle note esasperate, prolungate e struggenti del violino di Simon House, contrappuntate dalla chitarra di Tony Hill e percosse dai battiti della sezione ritmica.

La mitica proiezione magica delle composizioni – delle band giovanili, che sfacciatamente le eseguivano con lo sguardo all’eternità – mi ispirò, nella seconda metà degli anni Settanta, una fantastica saga nella quale la musica assumeva poteri magici e a sovrintenderla (almeno nella sua versione pop e rock, fino al progressive) arrivava un geniale scienziato, ossessionato dall’estetica della musica.

Il “Professor Bizz”, con i suoi straordinari poteri, si era creato un mondo personale (che aveva battezzato Azzurra Fantasia Eterna, una delle tante dimensioni parallele dell’universo), aveva rapito tutti i più grandi musicisti e ve li aveva portati, offrendo loro l’immortalità in cambio della loro incessante produzione musicale.

Questo Paradiso sospeso nell’immobilità del tempo iniziò a disgustare alcuni dei geni della musica che, appresa la forza della magia dei loro strumenti e canti, tentarono la fuga del dominio del Creatore Bizz (come ormai, nella sua fenomenale follia, si era autonominato).

Su questo sfondo, sviluppai nella mia immaginazione fantastiche storie di fughe, lotte, conflitti, su e giù per le tante dimensioni parallele dell’universo, nelle quali i musicisti incrociavano Dei e semidei, cavalieri, maghi e ogni sortilegio o leggenda.

Avevo interi quaderni di appunti e molti spunti che erano rimasti a correre nella mia mente.

Alcuni tra essi confluirono nel romanzo “Cercando una gemma sommersa”.

Rimasto per 40 anni nel cassetto, esce ora in una elegante edizione (cartacea e in ebook) per la Lupi Editore (distribuzione su piattaforma Amazon).

Sono 546 pagine dense di avventura. Non il classico sword and sorcery. Semmai il fuoco del rock a guidare le spade, il ghiaccio della sinfonia a sfumare la magia, vibrazioni psichedeliche a far turbinare domande e ad accendere i sogni, inseguendo la pienezza della vita.

Io sono molto cambiato da quando inventai quelle storie. Nonostante questo, mi è piaciuto rileggere il romanzo, correggerlo con la maturità degli anni e la consapevolezza stilistica che mi viene dal lavoro sviluppato per la pubblicazione dei miei libri di narrativa gialla.

Il mondo fantastico della magia musicale continua a contenere molte storie non ancora scritte.

Nowhere (High Tide – 1969)

Venture in through other dreams
Find the gates of those that (? seems the?) and shrieks lie
Hastly are the days of doubt
Marking time and shutting out each warming smile

Only one so do I reach
Upon the bed of cool we sleep to live and die?
Estimating what we know
And what should be the goal between a laugh and cry?

And nowhere is there me…

As in wanna song his far enough away
But thought was swallow if has kissed
The single mine goodbye

Feature on the highest scream
Effigies of souls are seen to come and go
Moving through the mists of fear
Fortified with haze of cheer they come to know

But somewhere there is you…

As they wanna song his far enough away
The thought was swallow if has kissed
The single mine goodbye

Crumbled stage, there is no door
At your feet the moving floor desides to burn
No (?…?) falls on the ear
Suddenly the way is clear again you turn

But nowhere is there me…

Il mio romanzo fantasy

In riedizione, con un rinnovato formato grafico, oltre alla versione in kindle, torna disponibile il romanzo fantasy che scrissi negli anni giovani.

I poteri magici della musica scendono dal paradiso di gelida bellezza senza tempo e incontrano altre magie, altri Dei, altre potenze.

Chimere e divinità, uomini di smisurata ambizione contro o a fianco dei Musicisti: tutti alla caccia della fuggitiva che potrebbe cambiare le sorti del cosmo.

La vita con i suoi pericoli e brucianti emozioni lacera i desideri di un’eternità sempre uguale.

E verrà il momento delle scelte, degli abbandoni, di nuove mete.

Sentimenti, speranze, forza, stupore, meraviglia e mito si intrecciano, sulle note scatenate di un grande fantasy rock.

Cercando una gemma sommersa di Giorgio Peruzio, Lupi Editore, disponibile in cartaceo ed @book sulla piattaforma Amazon

Marsia, un Sileno nell’arte


Entra nel petto mio, e spira tue
sì come quando Marsia traesti
de la vagina de le membra sue.

(Dante: Divina Commedia, Canto I, versi 19-21)


I sileni sono creature mitologiche spesso confuse con i satiri.

La più accreditata ricostruzione della mitologia greca identifica i sileni come divinità dei boschi, dediti a culti bacchici e dionisiaci, avendo come corrispettivi femminili le ninfe.

L’aspetto dei sileni è teriomorfo, aggiungendo all’umano la coda e le zampe equine. Da essi si differenzieranno i satiri, con forme caprine negli zoccoli e nella coda, cui si aggiungono corte corna.

L’arte antica finì per privilegiare proprio i satiri, la cui natura irriverente e mordace meglio si prestava alle sculture e ai dipinti.

Tra i sileni, tuttavia, Marsia ispirò diversi artisti, anche di gran fama.

Come Dante, che ne accenna al I canto della Divina Commedia, riportato in epigrafe.

Marsia è noto nella letteratura mitologica per aver raccolto il flauto che Minerva inventò e poi disprezzò e per averne fatto uno strumento dolce ed eccelso.

Apollo, cui giunse la fama del sileno, mal sopportandone la presunzione, lo sfidò e infine lo vinse. Per scommessa, poté farne ciò che voleva e lo scorticò vivo.

Questa storia fece di Marsia il soggetto di varie opere d’arte.

Tra esse, eccone alcune di quelle più notevoli.

Marsia
Copia in marmo di età ellenistica
Museo del Louvre – Parigi
Apollo e Marsia
Attribuito a Paolo Veronese (1528-1588)
National Gallery of art – Washington DC
Apollo e Marsia
Luca Giordano (1559-1660)
Museo di Capodimonte – Napoli
Punizione di Marsia
Tiziano Vecellio (1570-1575)
Museo Arcivescovile di Kroměříž, Rep. Ceca
Apollo e Marsia
Jusepe de Ribera (1637)
Museo di Capodimonte – Napoli
Marsia
Balthasar Permoser (1680-1685)
The Metropolitan Museum of Art, New York, Rogers Fund and Harris Brisbane Dick Fund, 2002

Smart robbery – un racconto dal lockdown

Nel pieno della discussione sull’uscita (graduale, a scaglioni, condizionata, ecc.) dalla chiusura delle attività e dal confinamento residenziale, anche io sto riflettendo sul mondo che ci aspetterà quando usciremo dall’isolamento casalingo.

in chiave semiseria ho intinto la penna nel giallo e ne è scaturito un racconto, che metto a disposizione gratuitamente per chi sarà curioso di leggerlo.

Dopo l’emergenza sanitaria ci vuole un progetto di futuro

Vedere in lontananza l’uscita dal tunnel non significa aver trovato la strada.

Ora che il contagio sembra placarsi, che l’emergenza sanitaria pare prossima a chiudersi, si anima la discussione sulla “fase due”. Quella che lentamente, con aperture a macchia di leopardo, nella moltiplicazione di misure precauzionali, allenterà la stretta. Quella che metterà alla prova la capacità di adottare comportamenti improntati alla prudenza, ancora soggetti al dovere del distanziamento sociale, in forme che consentano la ripresa produttiva e un minimo di vita di relazione, di espressione corporea, di riaccostamento alla cultura e alla cura del corpo.

La mente non potrà rilassarsi, perché tutte le azioni con cui cercheremo di recuperare la nostra compiuta dimensione nelle sue articolazioni esistenziale, professionale, affettiva, ludica, saranno condizionate dalla paura del virus: del suo riaccendere focolai di pericolo.

Inevitabilmente, dall’angoscia del dramma sanitario transiteremo ai travagli del collasso dell’economia.

Ma qui sta un punto cardine del nostro futuro.

Come non potremo ritornare ai comportamenti ante COVID-19, così l’economia non potrà rincorrere i paradigmi che la guidavano prima della crisi.

Il mondo sta repentinamente cambiando e non sarà più come lo conoscevamo.

Scriveva Alessandro Baricco, in un suo brillante articolo, che il mondo è guidato (ancora) da un’intelligenza del Novecento. Concordo. Manca una classe dirigente del XXI Secolo.

E oggi (dal momento in cui si avvierà la ripartenza del tessuto industriale e commerciale) la sfida impone la gestione di un cambiamento radicale e generale.

Sconfiggeremo il COVID-19 (speriamo del tutto e al più presto), ma dobbiamo esser pronti a prevenire e combattere altre insorgenze virali ad alto impatto.

Questo richiede investimenti nel sistema sanitario, ma anche nelle procedure di controllo dei movimenti e dei contatti (senza cancellare i diritti alla privacy).

Quindi: strutture di medicina avanzata e di ricerca, nuove tecnologie di tracciamento e informazione, innovazione legislativa.

Ma anche revisione dei criteri di aggregazione umana. Difficile che il futuro possa contemplare i raduni di massa: forse è finito il tempo degli stadi stracolmi, delle adunate nelle piazze, dei grandi concerti sui prati.

E altrettanto: la spinta all’inurbamento selvaggio, con le periferie metropolitane ad altissima densità demografica, dovrà invertire la rotta. Perché lì la disperazione sociale, intrisa di miseria e ambizioni frustrate di popoli fuggiti dalle lande disperse del mondo, non è solo un orrore etico, ma anche un potenziale bacino di contagi.

Si possono fare mille esempi di quel che cambierà: il turismo, la somministrazione di cibo e bevande, i criteri di mobilità individuale e collettiva, la diffusione del telelavoro, la digitalizzazione dei servizi (a partire da quelli pubblici), l’impulso a un nuovo salto in avanti nella robotizzazione delle attività di produzione diretta, la formazione on line (da quella di base a quella specialistica e professionale), la distribuzione degli eventi di sport e spettacolo (inclusi quelli a maggior valenza culturale) e molto altro.

Pensiamo ai valori abitativi. Credo che la domanda di residenzialità subirà profonde mutazioni. Le famiglie, ammaestrate dalla lunga permanenza a casa e dal timore che tale situazione potrebbe ripetersi nel corso della vita, cercheranno sistemazioni che offrano: uno spazio attrezzabile a ufficio mobile (collegabile in remoto per il lavoro, per lo studio dei figli); apertura verso l’esterno (terrazzi, cortili); maggiore indipendenza (meno appartamenti in condominio, più residenze autonome); vicinanza a negozi e servizi essenziali, senza eccessivo decentramento e isolamento; salubrità ambientale. Caratteristiche oggi difficili da reperire e abbinare ad altri valori non rinunciabili (stanza per i figli, due o più servizi, box, ecc). Questo prelude a forte turbolenza sul mercato immobiliare, tanto da farmi ritenere che l’accesso alla casa dovrà, in futuro, esser incanalato in contratti volti al riuso e a una maggiore mobilità: leasing più che acquisto, un po’ come già oggi sta accadendo per l’automobile. Un sistema che permetterebbe anche il passaggio ad abitazioni adeguate alle fasi di vita: per il singolo, per la coppia giovane, per il periodo con figli, per quello in cui si torna ad essere in due, per la vecchiaia. Un passaggio che implica la creazione di complessi immobiliari forti detentori di un patrimonio abitativo articolato da vendere in concessioni temporanee redditizie ma convenienti per gli utilizzatori e da manutenere e rinnovare progressivamente in linea con i progressi della bioedilizia e della domotica.

Ho soltanto provato a immaginare una rivoluzione settoriale, come molte altre verranno.

Tutto andrà immaginato e riprogettato nello scenario tecnologico ormai acquisito e in via di incessante evoluzione.

Accettando che alcuni settori dell’economia sono destinati a un declino inarrestabile e probabilmente veloce, mentre altri sono destinati a crescere.

Trovo assai inadeguato lo scontro sulle modalità di finanziamento della risalita. Titoli emessi a livello europeo sono certamente più forti (e di più immediata disponibilità) piuttosto che crediti scaturiti dal rafforzamento del bilancio UE, ma comunque i soldi arriveranno e saranno tanti: whatever it takes, secondo la ormai nota frase di Mario Draghi. L’Europa (come tutto il mondo) sarà inondata di liquidità: verso il reddito di chi l’ha perduto e verso le iniziative imprenditoriali.

Tuttavia, come sul breve periodo non ci saranno vincoli all’indebitamento pubblico, il problema non è recuperare qualche punto di PIL.

In ballo c’è e ci sarà molto di più.

Verrà sconvolto il modello di sviluppo.

Pensare di ripristinare quello bloccato dall’emergenza sanitaria è illusorio e suicida.

La storia insegna che dopo una grave caduta dei mercati tocca all’iniziativa pubblica rigenerare la domanda. La prospettiva di un grande piano di “ricostruzione” europeo (“un nuovo piano Marshall”, come si vaticina) è corretta e affascinante.

In tale direzione non sarà sufficiente che gli investimenti risanino e recuperino e potenzino strutture e infrastrutture che si sono rivelate inadeguate: sanità, reti viarie e autostrade dell’informazione.

Occorre che gli investimenti pubblici orientino tutto il mercato, generando domanda che traini anche gli investimenti privati.

Abbiamo l’occasione per la riconversione verde dell’economia. Il green new deal timidamente approvato in sede comunitaria può diventare il faro nella rotta per la crescita sostenibile.

Intorno alla riconversione della produzione energetica, con l’abbandono progressivo, irreversibile e veloce dei combustibili fossili, vanno ridisegnate le coordinate della società del futuro.

Innescando dinamiche che agevolano lo sviluppo in logica di sostenibilità non solo ambientale, ma pure sociale, riducendo il gap nella distribuzione dei suoi frutti tra le varie componenti professionali, generazionali, territoriali. In una dialettica economica nella quale tramonta la finanziarizzazione esasperata a favore dell’investimento produttivo in beni e servizi.

Per questo accanto all’azione di governo della transizione pare necessario che le migliori risorse e intelligenze vengano chiamate a concorrere a un progetto di futuro di lungo periodo. I politici sono condizionati dalle scadenze elettorali, gli amministratori delle società pensano al bilancio annuale (quando non alla “trimestrale”): entrambi hanno visioni limitate, a corto orizzonte.

Circa due anni fa formulai un auspicio per il nostro Paese. L’articolo è ancora visibile sul mio sito (http://giorgioperuzionarra.it/2018/08/04/il-nuovo-rinascimento/)

Proponevo per l’Italia di raccogliere i migliori cervelli e le migliori competenze del Paese: imprenditori, amministratori pubblici, professionisti, politici illuminati, urbanisti, economisti, artisti, sociologi, ecc. Poiché la prospettiva disegnata apre ad una nuova leadership culturale del nostro Paese, sarebbe bello battezzarlo il “Club del Nuovo Rinascimento”.

Non un gruppo di pensatori votato alla filosofia del possibile ma una risorsa di intelligenza collettiva, scientifica e umanistica, per tracciare il progetto strategico di rilancio dell’Italia. Divenendo la fonte di ispirazione per il programma di un governo che guarda al medio periodo e supera la logica delle emergenze e del prossimo appuntamento elettorale e che seguiterà a fornire materiali per la sua attuazione ed evoluzione.

Credo che siano mature le condizioni per creare un simile laboratorio di idee a livello europeo.

Se è vero che una delle chiavi per un futuro migliore è evitare che l’urbanizzazione degradi le metropoli a megalopoli ingovernabili e pericolose, la dimensione della città media europea, carica di storia, cultura, radici, valori è il luogo più adatto a definire nuovi modelli di vivibilità urbana. Modelli che implicano interventi multistrato: di strutture, infrastrutture, istruzione, organizzazione, cultura. Modelli che costituiranno essi stessi un prodotto complesso e pregiato da vendere a livello mondiale.

Accordarsi sulla creazione della rete di prossima generazione (5G) è quasi facile, se paragonato all’impegno di rendere le città accoglienti per tutti quelli che vogliono viverci.

La consapevolezza della portata della sfida impone che venga giocata a livello europeo, perché nessuno Stato nazionale potrà vincerla davvero. Non sarà un gioco a somma zero. Se affrontato mettendo in competizione sistemi nazionali, i più forti potrebbero sopravvivere, ma ne usciranno più fragili dinanzi alle potenze maggiori: la Cina, gli USA, prime tra esse, ma anche i colossi transnazionali come Amazon, Google, Facebook, Apple, Alibaba, e altri meno noti.

Se, invece, risorse e progettualità avranno una dimensione continentale, le sinergie sapranno guidare l’offerta dal lato della domanda (prevalentemente collettiva), generando accumuli e moltiplicatori di accelerazione della crescita senza tentazioni inflazionistiche. L’unico modo, peraltro, per rientrare gradualmente dall’espansione dei disavanzi statali originati dal finanziamento della “ripartenza”.

La task force affidata dal governo Conte a Vittorio Colao è una buona scelta, ma soffre di essere finalizzata all’organizzazione e progettazione della “fase due” e dal confinamento in ambito nazionale.

Se l’Italia vuole avere un ruolo in Europa – candidandosi, coma la sua tradizione storica merita, alla leadership culturale di un “nuovo Rinascimento” – affianchi alla battaglia sugli Eurobond la proposta di creare un think tank europeo per dotarsi una visione di futuro da tradurre in progetti di crescita sostenibile.

Non dimentichiamo che le grandi svolte sono sempre nati da grandi idee e da grandi movimenti di consenso a obiettivi che univano cambiamento delle condizioni materiali a valori ideali. Fu così per la ricostruzione dopo il secondo dopoguerra, per la nuova frontiera kennediana, per l’uguaglianza di genere, per la lotta contro le discriminazioni. Non sarà diverso per salvare il pianeta e mitigare le disuguaglianze, verso un mondo a misura umana.

Pasqua reloaded

Cerchiamo d’essere antitendenziali. Le feste tradizionali le trascorriamo per conto nostro. Anna e Giorgio, Anna ∞ Giorgio. Siamo felici insieme, ci inventiamo lo spartito di nostri personali concerti.

Questa è una Pasqua diversa. Per tutto il mondo. Stiamo appesi a un destino dai contorni ancora molto indefiniti.

Lo scorso anno arrivammo a Pasqua dopo una lunga crociera transatlantica e festeggiammo la ricorrenza con un pranzetto nella corte della nostra viareggina.

Ora ci arriviamo chiusi in casa da circa un mese, con tutte le programmazioni di viaggio rinviate sine die.

Stare a casa non è controtendenziale, ma obbligato. Per noi come per tutti.

Ma vogliamo esser allegri e ottimisti. Siamo fortunati: perché comunque viviamo in località di mare e l’aria buona arriva, perché abbiamo la corte che ci consente di stare all’aperto, perché il tempo è splendido, il sole è caldo, la primavera impazza.

Improvvisiamo una vera festa.

Sarà il ristorante Home. Prima di prendere il vento. Casa nostra.

Brindisi con calici e champagne!

Il menu è da sballo.

Gamberoni alla piastra: il gusto del mare esalta la dolcezza della polpa compatta e quasi croccante.

Ravioli di merluzzo con pasta al grano saraceno. Una sorpresa per la cottura, che tiene a meraviglia. Conditi con sughetto al limone e acciughe (il peperoncino è abbondante, ça va sans dire).

Lo champagne innaffia tutto il pranzo.

Chicca finale! Anna si supera, con una pastiera fit suggerita da una blogger, che lei varia con innesto toscano, sostituendo la farina di riso a quella di grano. Deliziosa!

Sullo sfondo, la colonna sonora che accompagnò la nascita del nostro amore: canzoni di Ivano Fossati, profondità poetica e rock cantautoriale.

C’è sempre un modo per celebrare la gioia di amarsi e di vivere.

Camminando, correndo, danzando, incontro al futuro.