Il valore universale della musica

Foto di gruppo al termine del concerto

Bella, la scelta di concludere la stagione estiva dei concerti nel Giardini di Villa Paolina con l’esibizione dei giovani allievi della scuola Xiya International Piano di Jiangning (Nanchino).

I ragazzi e le ragazze ci hanno regalato non solo saggi di pianoforte, ma anche pezzi cantati e strumentali.

A dimostrazione che la musica è una magia d’emozioni che attraversa confini e culture, i giovani arrivati dalla Cina si sono cimentati con Puccini e, per la parte strumentale, con Mozart e Schubert.

Accanto a questi scampoli di cultura europea hanno voluto, con merito, proporre composizioni di autori cinesi e sublimare la serata con musica della loro tradizione, aprendo con “Fiori di Gelsomino” e chiudendo, ancora in coro, con “Io e la mia patria”.

Oltre alla maestria puntigliosa delle esecuzioni, colpiva l’entusiasmo di questa compagnia di giovani, virtuosi e ancora in formazione, nel trovarsi immersi in un contesto dalle cui radice nasce quell’immenso patrimonio melodrammatico che tanto successo riscuote a ogni latitudine, anche fin nelle lontanissime contrade che videro i fasti del regno di mezzo.

Culture millenarie che si incontrano, nel segno della curiosa attenzione alla storia, alle tradizioni, al comune desiderio di una modernità che salvi la meraviglia delle arti e ne faccia fondamento dell’amicizia tra i popoli e le nazioni. Per un mondo più sereno, lanciato con ottimismo verso un futuro di armonia, pace e bellezza.

W.A. Mozart: Concerto K 216 –
Piano: Zihihao Wang, Violino: Qi Dai

Una mostra in villa Paolina

Oggi s’è aperta una mostra a Villa Paolina di Viareggio. Dedicata al mito e leggenda di Napoleone Bonaparte, il grande imperatore e condottiero francese, fratello della Paolina che quella villa possedette e usò.

Una bella selezione di pezzi d’epoca, a illustrare il grande corso.

La mostra si deve al talento e alla passione di Renata Frediani, collezionista ed esperta dello stile impero. Il suo gusto offre una rassegna elegante e di sicuro interesse per gli studiosi e chi ama arte e storia.

Il comune di Viareggio ha meritoriamente contribuito all’organizzazione, mettendo a disposizione la sede che ospita i cimeli, nella quale si può godere anche dei saloni della principessa Paolina, con abiti e arredamento d’epoca.

Un buon modo di esaltare il valore museale della villa.

La mostra resterà aperta sino al 19 gennaio 2020.

La cultura della città versiliese che ho scelto per vivere ne viene arricchita.

Il Codice napoleonico tradotto in italiano

Ritratto in gesso di Paolina Bonaparte, ritratta come Venere vincitrice, liberamente riprendendo l’originale di Antonio Canova
Ritratto in porcellana di Napoleone Bonaparte. Manifattura francese di Sèvres
Ritratti di Napoleone Bonaparte. Collezione Frediani
Ritratto di Napoleone a Sant’Elena. Incisione. Manifattura francese

Visioni


Il tramonto incendia le nubi ai piedi dell’orizzonte, mentre al lato opposto la luna al perigeo si staglia romantica quanto forte e si impadronisce del cielo sopra piazza Mazzini.


Il suo lucore risplende attraverso gli zampilli della fontana e risalta nitido dietro alle foglie lunghe e rassicuranti delle palme.

La sera presenta un quadro stupendo sulla nostra bella città.


Visioni a Viareggio.


Viareggio 2019: i carri, pregi e limiti

Tento qui una personalissima valutazione delle costruzioni in gara per il Carnevale 2019.

La discussione è aperta, come ogni anno, tra sostenitori e semplici spettatori (io sono tra questi ultimi…).

Prima categoria


Sotto il profilo strettamente artistico, vedo svettare su tutti “Medea” di Avanzini. La perfezione del volto, con le sue sfumature dorate e quei sipari lenti a scoprirla e celarla, esprimono un raro potere evocativo. La recita sulla plancia è svolta con i tempi e gesti che ne fanno un teatro ammagliante. Se si votasse soltanto il carro, a prescindere da coreografia e contenuti, meriterebbe di vincere a mani basse.


Una nota particolare di merito va a “L’ultima Biancaneve” di Allegrucci. Della costruzione va lodata l’animazione, capace di dipanare la sequenza del risveglio della strega che arriva a offrire la mela alla giovane, fino a indurne la morte, per un tempo dilatato che lentamente avvince, con movimenti ben calibrati che legano a seguirne l’avanzare.


Impressiona per la carica di moderno flagello il “Pa-drone” di Galli. Forse la sagoma di Trump, con la sua mascella quadrata e l’improbabile ciuffo di falso biondo, è abbastanza facile da disegnare, ma la scelta di inserirla dentro una narrazione fantascientifica e brutale, arricchita dalla danza corale dinanzi al carro, con magnifici costumi, conquista l’attenzione e la curiosità.


Altra nota di encomio la assegnerei a “Per chi suona la campana” di Lombardi, per l’efficace ed esteticamente inappuntabile costruzione dei quattro cavalieri dell’Apocalisse. Anche gli altri cinque carri sono notevoli per sforzo di fabbricazione e ideazione, ma, sempre a mio parere, restano inferiori a quelli che ho citato.

Seconda categoria

Qui è davvero dura scegliere chi premiare.

Come già nei due anni precedenti, abbiamo opere che sarebbero già adatte a gareggiare nella categoria superiore.

Tutti e cinque i carri in concorso mostrano tratti da elogiare.


La mia personale opzione privilegia “Freedom”, per la purezza dell’immagine centrale, una Emma Bonino fiera e dolce, splendida insegna della donna consapevole del suo ruolo nel mondo e nella società. Ipnoticamente magico l’ondeggiante velo che rappresenta l’aprirsi della crisalide nel gruppo scenico che precede il carro.


Di bellezza algida e scultorea “La zattera”, con il suo gruppo che si regge sul legno incerto. Unico limite una relativa freddezza, perché la tragedia dei naufraghi scossi tra le onde e impossibilitati a raggiungere la salvezza quasi scompare, troppo lontana, nel colore e nello spazio dalle figure centrali.


Per ultima, una citazione a “Prison”, della quale il contenuto si comprende soltanto ascoltando la presentazione dello speaker, cui va tuttavia riconosciuto l’impatto visivo forte e quasi traumatico. Buono, anche solo così, a muovere inquietudine e attenzione.

Bellezza e vigore del Carnevale

Il viale è già animato nelle due direzioni. Pieno Carnevale!

L’inizio del Carnevale è un giorno vibrante di attesa ed emozioni.

Sabato 9 febbraio.

Viareggio si ferma e si precipita sul viale a mare per assistere alla prima sfilata dei carri e delle maschere.

La pioggia bagna il piazzale poco dopo il mezzodì. C’è apprensione e si fanno gli scongiuri.

Le più belle speranze saranno premiate.

Il cielo resterà grigio e minaccioso, ma smetterà di piangere le sue lacrime sulla folla. La sfilata potrà scorrere, iniziando in anticipo e rallentando i ritmi, così che con un solo giro si arrivi fino alla vigilia dello spettacolo pirotecnico della sera.

Si bagnano majorettes e orchestra, poi i carri e le maschere scamperanno all’acquata.

Si perde la possibilità di vedere i colori delle costruzioni nella luce vivida del sole e gli ultimi arriveranno su piazza Mazzini (o meglio: sul piazzale delle Maschere) con le luminarie tutte accese.

Ma anche così possiamo godere delle invenzioni e della varietà offerte dagli artisti della cartapesta, eredi dei maestri d’ascia che un tempo allestivano gli scafi in legno delle navi.

Per me è il terzo anno.

Ormai sento il clima nervoso e gioioso che prepara l’avvenimento. I coriandoli che prendono a scorrere più veloci nel sangue, come si rappresentano i nativi di Viareggio.

Per loro il Carnevale si vive dall’interno (sui carri o nelle coreografie, o nelle mascherate che sfilano) o comunque con un rapporto quasi fisico con le creazioni, restando sul viale, vicinissimi alle stesse.

Io percepisco e sono coinvolto dall’evento, dalla stagione carnascialesca, ma resto a relativa distanza, cogliendone il lato artistico prima che quello scherzoso.

Per questo, come ogni anno, da quando scelsi di vivere in questo splendido angolo tirrenico, prenoto una fila alta della tribuna e osservo con stupita ammirazione lo scorrere delle opere e i gruppi danzanti che integrano e impreziosiscono i carri più grandi.

Questo 2019 può vantare un livello davvero elevato delle proposte. Oltre ai carri di prima categoria, ricchi ed elaborati, colpisce la qualità dei carri di seconda categoria, tutti e cinque degni della categoria superiore.

L’emozione della metafora: Frida Kahlo con l’indice puntato contro il nemico del progresso Trump

Rinvio al successivo pezzo le mie personali valutazioni (che interesseranno soltanto quelli che il Carnevale di Viareggio l’hanno visto o vedranno) che si inseriscono nel dibattito subito acceso, con toni di autentico “tifo”, nella comunità locale.

Quel che ha valore universale è la capacità di questa festa briosa e variopinta di scuotere anche i più compassati spettatori.

Finché non venni in questa città il Carnevale per me era rumore e quasi fastidio, mal sopportavo il “dovere di divertirsi”.

A Viareggio tutto è cambiato e la bellezza e il vigore del Carnevale si sono impadroniti anche del mio spirito.

La sfilata dei carri è una grande recita collettiva. Ci si trovano qualità estetica, perizia meccanica, fantasia creativa, partecipazione di gruppo. Non sempre la satira è all’altezza, non sempre i contenuti riescono a tradursi nei profili, nelle animazioni e nelle scenografie. Ma questo non è importante. Il contenuto è soprattutto pretesto per rappresentare la forza dell’estro inventivo unito alla maestria artigianale.

Forse si esagera a definirlo il Carnevale più bello del mondo, ma innegabilmente è il Carnevale nel quale la passione si alimenta al culmine dell’accuratezza.

La pienezza, potente, del mare

In giornate come questa trovo conferma della mia scelta di venire a vivere a Viareggio.

Il mare si scrolla, quasi a volersi riscuotere dalla pigrizia dell’autunno.

Il vento lo gonfia. Ma stamattina il vento quasi non si sente. Soltanto lo scroscio delle onde, dal largo verso la costa, a sollevare spruzzi, a creare disegni effimeri di acque scagliate contro il pontile e il cielo, a portare il profumo e la brezza del Tirreno.

Si resta incantati a seguire il profilo delle linee frementi dei flutti, a cercare di fissare gli attimi nella memoria, a fermarli, in una gara di coordinazione e intuito, in rapidi scatti della fotocamera.

Sensazioni sublimi.

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Tramonto davanti piazza Maria Luisa

 

Viareggio, 2 settembre, ore 20 circa.
Nubi spesse e minacciose incombono sul cielo dal mare, spinte da un vento impetuoso, verso nord.
Non piove, solo qualche goccia è trascinata verso il lungomare.
Il sole sta tramontando, rosso e orgoglioso. Sembra un guerriero che combatte l’assalto del temporale. Non cede. Scende lento verso la superficie delle onde, ma non vuole lasciare campo al buio, alle nuvole, che poco prima hanno catturato la luna.
Fino a che il rosso baluardo va a riposare sotto la linea dell’orizzonte.
Poco dopo il temporale si scatenerà, ma non farà male, rendendo omaggio al sole che l’ha fronteggiato.
Uno spettacolo stupendo.

Lo spirito del Carnevale a Viareggio: Carnival close encounter

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Titolo in inglese: mi scuso, ma la citazione mi pareva obbligata.
Oggi si è chiuso il carnevale di Viareggio 2017, salvo qualche coda di minor importanza, premiazione ufficiale compresa.
Per chi, come me, sta arrivando a Viareggio e comincia ad amarla, è stata una straordinaria rivelazione della viaregginità.
Talora nel viareggino affiora indolenza, scarsa perseveranza. Ma il carnevale trasforma tutti i cittadini: c’è passione, forza, determinazione. C’è tutta la voglia di divertirsi miscelando ironia, senso del presente, intelligenza e arguzia, gusto per la bellezza nata dal pensiero e forgiata con le proprie mani.
Qualcosa di travolgente (altra citazione filmica…, con un titolo originale ancor più pregnante: something wild).
Stare nelle manifestazioni del carnevale trasmette una vibrazione irresistibile come le note più ritmate dei Rolling Stones nei tempi andati.
L’attenzione e la cura per gli allestimenti dei carri, il rigore coreografico dei figuranti, l’allegria dei partecipanti creano un ambiente unico.
In altri eventi – penso a Venezia – si possono ammirare costumi e allegorie di gran classe, ma in un nessun altro contesto si può respirare il clima del carnevale che si proietta a plasmare il carattere della città.
I coriandoli nel DNA – come recita una delle tante ballate viareggine – innervano la consapevolezza di fare qualcosa di speciale e di grande, che, peraltro, è una delle ricchezze locali anche sotto il profilo dell’economia, per quanto direttamente ed indirettamente produce.
L’orgoglio esplicito del significato e del contenuto del carnevale merita a Viareggio il plauso di saper interpretare ogni anno un rito pagano radicato in questa città e capace di recitare su un palcoscenico universale.
Perfino la parodia del brano vincitore di Sanremo supera, per simpatia e pertinenza, tutte le molte che si sentono. Sull’orecchiabilità del brano di Gabbani (peraltro toscano anche lui) Luca Bonuccelli ha ricavato quel “Viareggini’s karma” che mi sembra tanto un atto di spensierato amore per la sua città quanto uno sprone a riprendere un cammino di successo per tornare perla del Tirreno.
Ora che mi accingo a vivere Viareggio come mia nuova dimora per una rinnovata fase di vita, cerco di prendere lo spirito del carnevale e spero di poter stare dentro una dinamica di passioni che rilancino bellezza, successo e sviluppo di questa meravigliosa città, rendendola uno dei fari di un nuovo Rinascimento di cui tanto ha bisogno il nostro Paese.

Di notte al molo

Era notte sul molo di Viareggio. C’era stato vento per tutto il giorno. Ancora le onde si gonfiavano e frangevano contro gli scogli. Il profumo di salsedine era intenso, il canto del Tirreno era alto e ritmato. Le luci, filtrate dal video, come in un film di Hitchcock. Sensazioni vibranti e stupende.