I miei 70

Ebbene: si! Un giorno è passato, ho scavallato il compleanno e ieri il rintocco del tempo faceva cifra tonda con il 7 a sinistra.

Mi ha fatto piacere ricevere molti auguri. Ho tentato di ringraziare tutti quelli che li hanno formulati, anche solo con un piccolo emoticon, frettoloso segnale d’attenzione cui si è costretti a ricorrere dalle inesorabili mannaie dei social, dove i post restano visibili per pochi attimi e, quando si prova a interagire, devono essere rincorsi nelle maglie degli imperscrutabili e micidiali canoni dell’algoritmo.

Torno qui a ringraziare gli amici (se mai leggeranno queste righe), quelli da cui mi separano la distanza e i lunghi silenzi, quelli che riesco a sentire e magari rivedere nelle spire di vite che scorrono su sentieri diversi.

70 è un traguardo che ti lascia stranito.

Fino a pochi anni addietro neppure immaginato nella sua imminenza, collocato dalle convenzioni in una fase già declinante dell’esistenza.

Poi ci si arriva. Ci si guarda allo specchio, ci si scruta dentro, ci si interroga sul senso.

Sul viso e sul corpo le stagioni hanno inciso. I malanni combattuti e superati, quelli recenti soprattutto, fanno capolino. Ruggini e crepe… come potrebbe esser diverso?

Eppure ho iniziato ad andare in palestra.

Leggo molto e continuo a scrivere.

Mi piace viaggiare.

Mi informo, cerco di avere consapevolezza delle derive e delle tendenze della storia collettiva.

Follia o audacia?

Voglia di futuro. Certezza che la strada non è cieca e oltre ogni curva troverò altre esperienze, nuove emozioni, tessere per risolvere il mosaico della felicità.

Festeggiai con il mio amore. Il più grande regalo che afferrai, riconoscendo la fortuna quando mi scivolò vicina.

E nell’amore, dall’amore ricevo la linfa che vibra di fiducia.

Con la mente mai doma, con l’animo pieno di tenerezza e passione, negli occhi il cielo sconfinato, nelle orecchie il canto del mare, nell’orizzonte la poesia, nell’immaginazione un mondo di pace e giustizia.

Nelle mie mani le sue.

Ora, come in gioventù, un’anima rivoluzionaria in un comportamento moderato.

Quando l’anniversario risplende

Il 2023 è stato, per noi, un anno terribile. Vorrei citarlo al passato remoto, ma è ancora troppo vicino. E l’inizio di questo bisestile ha prolungato le ombre cupe di quello che l’ha preceduto.

Non abbiamo avuto spazio e quiete per festeggiare le ricorrenze, che scorrevano via mentre noi fronteggiavamo malanni e impicci.

30 gennaio, anniversario del nostro matrimonio civile: si inizia con una camminata al freddo che segue l’alba, per raggiungere il centro medico. Ci aspetta il prelievo del sangue per controlli da tempo programmati.

Non è l’auspicio migliore per un giorno che vorremmo di festa.

Passiamo l’esame e constatiamo che l’infermiera ha mano delicata.

Rincuorati, ci godiamo una bella colazione al bar, come da tanto tempo non avevamo avuto occasione.

Il cielo è terso, il sole ne è padrone e illumina il Tirreno.

C’è bonaccia, ma le onde calme mantengono la potenza tranquilla del mare.

Respiriamo aria buona.

La passeggiata di rientro è lunga e vivace.

Siamo allegri.

Di martedì tanti locali sono chiusi e andiamo alla ricerca di un posto dove festeggiare la ricorrenza.

Anche l’ultimo ristorante cui avevamo pensato ci delude, perché il suo turno di sosta cade di martedì.

Così optiamo per la miglior posizione, sebbene perplessi sulla cucina.

Sul pontile di Lido di Camaiore si sono succedute le gestioni e in passato non ci trovammo affatto bene.

Certo, immersi nel sole, proiettati sul mare che brilla d’azzurro, il luogo incanta.

Veniamo piacevolmente sorpresi anche dai piatti, gustosi e ben cucinati, serviti con discrezione e gentilezza.

Ridiamo, mangiamo, ci scambiamo gesti d’intesa.

Siamo tornati alla nostra dimensione.

Amore o ottimismo. Ritroviamo in un attimo i momenti perduti.

L’anniversario risplende ed è tutto per noi.

Ammiriamo le placide onde, guardiamo l’orizzonte. Vediamo il futuro.

È nelle nostre mani.

Di nuovo!

La felicità d’amare riamati. Nessun progetto è impossibile.

A.Ca.b. ritorna. A Pietrasanta

Secondo appuntamento del gruppo A.Ca.b.

Il luogo è il prestigioso Salone dell’Annunziata nel Chiostro di Sant’Agostino a Pietrasanta, nell’ambito delle iniziative promosse dalla Biblioteca comunale Giosuè Carducci.

Serata spumeggiante, con la conduzione di Chiara Bisconti, book blogger e gli autori del gruppo in buona forma.

Con disinvoltura e nel segno dell’amore per la lettura, la presentazione collettiva è corsa via leggera e densa di contenuti e spunti.

La offro nel video allegato.

La registrazione ha subito qualche intoppo tecnico: in alcune parti l’immagine assume un inquietante tono giallo e rossastro (niente di grave, si torna presto alla normalità) e c’è il salto di alcuni secondi dopo la nota introduttiva sul significato dell’acronimo che dà il nome al gruppo. Mi scuso dell’inconveniente con chi vorrà vedere lo svolgimento dell’incontro.

Perché comprare il mio libro?

L’autopromozione è un passaggio imbarazzante.

L’ultimo romanzo che hai tra le mani, con la sua concretezza, con l’immagine di copertina che sembra incrociare lo sguardo con il tuo, appena pubblicato, ti riempie di legittimo orgoglio. L’editore lo ha approvato, merita di gettarsi nella mischia del mercato.

Per te, non è una questione economica: i diritti d’autore sono infimi e soltanto vendite a 4 zeri li renderebbero fruttosi. Un livello che in Italia raggiunge appena un numero ridottissimo di libri.

Trovare lettori è un’ambizione tutta emozionale: significa entrare in rapporto con la sfera intellettiva e sentimentale di persone che ancora non conosci. Significa che l’opera della tua fantasia e del tuo ingegno è apprezzata.

Quando non si è autori professionisti – nel senso che non ci si mantiene con il mestiere dello scrittore – ogni romanzo è, prima di tutto, un’espressione del proprio sentire, un’esperienza liberatoria e coinvolgente, una fuga e un ritorno alla realtà con la mente e l’animo più leggeri. Raramente ci si preoccupa del potenziale lettore e gli sforzi di affinamento stilistico, come quelli di garantire potere evocativo alla storia, coerenza alla trama, sono una sfida con sé stessi. Un’evoluzione cercata, romanzo dopo romanzo.

Poi arriva l’editing. Il tuo romanzo è stato accettato per la pubblicazione, hai firmato il relativo contratto e l’editor ti richiama a limare, tagliare, cambiare. Il grafico ti propone una copertina, sulla quale hai poco spazio di contestazione. Sempre l’editor sceglie il tiolo, spesso dopo il rimbalzo tra quello che avevi proposto e tante diverse soluzioni.

Con un’ottica rivolta al potenziale di vendita.

Nella mia personale esperienza, l’editing si è via via alleggerito (spero in ragione di una crescente qualità dei miei lavori). Al contrario, su titolo e copertina la discussione rimane fitta e intensa.

Alla fine, metto l’ok al “si stampi”.

Il libro è pronto.

Per la promozione non posso contare sull’editore, che è piccolo e non ha tante risorse da impiegare per farla.

Mi muovo come so e come posso, creando occasioni, postando sui social.

A monte, i dubbi su quali siano i punti di interesse e di attrazione che possono lanciare il mio romanzo.

E si arriva al dunque.

Quando un simpatico e arguto book-blogger lo chiede senza fronzoli.

«Perché dovrei comprare il tuo libro?»

Chiaro, essenziale, brutale, ineludibile.

Gli sono grato: non posso sfuggire al mostrarmi quale mi sento e penso di essere, a spiegare il valore che attribuisco a quel che ho scritto.

La risposta (che vale per tutti e quattro i romanzi della serie sulle indagini del vicequestore Diomede Gabuzzi), in diretta nella presentazione collettiva del gruppo A.Ca.b. al Bagno Nettuno di Viareggio, nella registrazione del video visibile al link sottostante.

Se sia efficace, se incontri la curiosità del pubblico, se sia capace di fascino, lo capirò dagli effetti e dalle reazioni.

Perché comprare il mio libro? – YouTube

A.Ca.b: si inizia con il passo giusto

Era una scommessa. Avevamo improvvisato l’organizzazione e ancora poco ci conoscevamo. La pubblicità dell’evento non contava su altro che i nostri canali social, qualche manifesto, un po’ di passaparola.

E, per di più, s’era dovuto decidere all’ultimo di anticipare la presentazione alla domenica, visti gli annunci allarmanti del meteo per il giorno successivo.

Abbiamo accettato il rischio.

La presentazione collettiva, voluta e interpretata nel segno del valore della lettura, con lo scopo principale di alimentare l’amore per i libri, il rilancio del piacere di trarne emozioni e conoscenza, s’è fatta.

L’andamento è andato altre le nostre più ottimistiche previsioni.

Argutamente stimolati dai due book blogger Chiara (Chiaramentelibri) e Matteo (Degusti_book), abbiamo illustrato le ragioni e il significato della nascita del nostro gruppo e dell’iniziativa, illustrato i nostri libri, ritagliato brevi spazi di autopromozione, giocato con il pubblico.

Senza vanità e senza inutile modestia, siamo stati bravi. Abbiamo esposto temi, proposto sentimenti e idee rispettando i tempi e con efficacia dialogica.

La presentazione è fluita dinamica e interessante, densa e accattivante, davanti a un pubblico attento e coinvolto.

Alla fine, s’è anche venduto qualche libro. Fa sempre piacere firmare dediche e nuovi lettori che manifestano interesse a quel che s’è narrato.

L’importante, il risultato che ci esalta, è il salto di qualità nell’unità di intenti e nella comune sensibilità. Tutti ne siamo usciti sottolineandolo.

Questa prima prova possiamo ben considerarla un successo.

E siamo intenzionati a costruirne altre, a portare in giro il nostro amore per i libri, perché il gusto della scrittura nasce e si alimenta della moltiplicazione delle letture. Nonché dallo scambio con il pubblico che si realizza negli incontri come quello di domenica 27.

È doveroso ringraziare il Bagno Nettuno (e Simona in particolare) per averci ospitato e per aver creduto nella bontà della nostra proposta. Altrettanto un ringraziamento va alla libreria Mondadori di Viareggio, che ha curato la raccolta e vendita dei libri.

Con Matteo e Chiara ci siamo detti che non finisce qui. Abbiamo aperto un rapporto di gruppo dentro l’originalità dell’esperienza, che siamo certi di potere positivamente coltivare.

Tra noi cinque la certezza è condivisa: A.Ca.b. comincia a navigare e può tentare il mare aperto. Ci metteremo entusiasmo e fantasia, impegno e intelligenza.

Ho filmato l’intera serata.

La ripropongo nel mio canale youtube (qui sotto il link).

È lunga, ma niente affatto noiosa. Gli spunti sono molti e diversi, la passione li percorre dall’inizio alla fine.

Chi vorrà vederla potrà trovare molti motivi di interesse.

A.Ca.b. solidarietà d’autore

Promuovere un proprio libro, per autori pubblicati da piccole case editrici, non è davvero facile.

Per la verità, quando non si è noti, anche uscire presso un grande editore non garantisce nulla.

Si innesta un circuito perverso, nel quale c’è grande spazio per libri di personaggi popolari per ragioni extraletterarie (sportivi, influencer, divi delle TV e così via), mentre autori “puri” restano ai margini finché non acquistano (per bravura o per caso) una base di notorietà.

Inoltre, in un mercato asfittico come quello italiano – in Italia si legge davvero poco – proliferano gli scrittori autopubblicati o pubblicati da editori a pagamento.

Risultato: il 30% dei libri pubblicati non vende nemmeno una copia. Ovviamente nel circuito ufficiale, delle librerie e degli store on line, perché non sono considerate le copie acquistate dagli autori e rivendute (o regalate) ad amici e conoscenti.

Gli autori ai margini del mercato finiscono spesso per farsi concorrenza, ignorarsi, isolarsi nella caccia a un lettore in più, coltivando una malcelata superbia.

Insieme ad alcuni amici, anche in virtù della pubblicazione per una medesima editrice, abbiamo deciso di rovesciare questo paradigma. Di fare solidarietà e reciproco sostegno invece che competizione individualista.

Intendiamo promuovere congiuntamente i nostri romanzi. Non conta che siano diversi per genere e contenuto.

Abbiamo cercato un nome per la nostra piccola comunità. Un nome che simboleggiasse ciò che ci unisce.

Questo nome è A.Ca.b.

Achab (con l’acca) è uno dei personaggi più emblematici della storia della letteratura: il capitano cui Melville affidò la sfida inesauribile contro la balena bianca.

Noi, togliendo l’acca, ne abbiamo fatto un acronimo.

A sta per “anima”, perché nello scrivere ci caliamo senza riserve in ciò che sgorga dal profondo del nostro sentire.

Ca sta per “Carta”, il supporto che ha consentito il superamento della tradizione orale, rendendo riproducibile e largamente fruibile il testo scritto. Ancora oggi il profumo d’inchiostro e il fruscio delle pagine sfogliate dona il brivido romantico che scatena l’emozione del rapporto tra il lettore e l’autore. Un fascino che la modernità non riuscirà a cancellare.

b (rigorosamente minuscolo) sta per “bit”, la particella elementare dell’informazione, base della rivoluzione digitale. Quella che, per chi scrive, ha potenziato in misura esponenziale le modalità di lavoro: le correzioni, la collocazione degli appunti, il confronto tra versioni, l’incastro delle trame, fino all’editing finale, ne traggono formidabile aiuto.

Ecco rivelato il nostro “nome collettivo”

A – Anima

Quella che attraversa gli spazi del mondo e quelli interiori. La cifra emotiva che genera le nostre storie

Ca – Carta

Perché sulla carta si fermano pensieri, idee, narrazioni. Affinché possano essere condivise, godute, ricordate, strappate.

b – Bit

L’unità elementare dell’informazione, nell’universo digitale che ci spinge a usare la tastiera più che la penna per raggiungere gli altri.

Non siamo scrittori professionisti.

Ci siamo messi in gruppo per superare lo stucchevole narcisismo di chi scrive e pensa poi a vendere qualche copia in più facendo da sé e sgomitando con gli altri autori.

L’unione fa la forza, se il messaggio va oltre l’affermazione individuale.

Come, per noi, invitare a leggere, nel rispetto ed esaltazione delle diverse ispirazioni.

Con in comune la passione di scoprire quel che sgorga dal sentire senza filtri, offrendolo a chi vorrà leggerlo.

Debutteremo a fine agosto in una presentazione comune in un bagno di Viareggio, con la simpatica e stimolante partecipazione di due book blogger.

Un esperimento, ma soprattutto un paradigma di approccio alla nostra passione letteraria,

A cosa diamo la caccia, qual è la sfida, il nostro Moby Dick?

Il gusto della lettura.

Un libro apre la mente e scalda il cuore.

Gabuzzi indaga nei bassifondi del mercato dell’arte

Vivo un periodo difficile. Il 22 aprile mi ha colpito una paresi di Bell. Vissi già un’analoga pesante esperienza otto anni fa. Non è sindrome grave, ma è parzialmente invalidante e rende gravosi atti elementari della vita. La paralisi del lato destro del viso – conseguenza del crollo del nervo trigemino – ostacola la masticazione, il bere, il parlare. L’aspetto più doloroso e pericoloso è l’incapacità di chiudere completamente l’occhio. L’ammiccamento non riesce e la cornea si secca, si va avanti a continue gocce di collirio per tutto il giorno e occorre proteggere l’occhio durante il sonno. Gli occhiali da sole sono obbligatori all’aperto.

Le cure – dopo il cortisone, vitamina B, agopuntura e fisioterapia – avviano un recupero lento e faticoso.

Così, dopo quasi tre mesi, sto appena ora ricominciando a uscire.

Per chi ama leggere e scrivere, come me, la perdita di efficienza visiva è terribile.

Vorrei riversare in una sorta di diario letterario questo viaggio attraverso la notte – intitolerei così il racconto – ma non trovo le energie e la serenità oculare per farlo.

In questa personale temperie è arrivata la pubblicazione del romanzo che avevo ultimato già lo scorso anno.

La fase di editing mi è riuscita faticosa, ma mi restituito il gusto del fascino della storia, della costruzione della trama, dell’affinamento dello stile.

Narro della quarta indagine del vicequestore Diomede Gabuzzi dopo la nomina alla Questura fiorentina.

Anche questa volta dovrà affrontare una sfida di alto livello, contro nemici sfuggenti, astuti, ambiziosi, cinici fino alla crudeltà.

Il profiler sarà messo a dura prova, fino alla tragedia vissuta in prima persona.

Rischierà d’essere escluso dall’inchiesta, ma il forte legame con la sua squadra lo vedrà ancora protagonista decisivo per l’esito della caccia ai colpevoli.

Sullo sfondo il mercato dell’arte, i suoi vicoli misteriosi, l’indeterminatezza delle variabili, l’intreccio opaco tra passione per la bellezza e smania d’affari.

Rileggerlo mi ha dato motivazione nel continuare a coltivare il personaggio del mio vicequestore e del caleidoscopio di protagonisti che lo accompagnano o ne incrociano l’attività e la vita.

Spero offra emozioni e buoni stimoli anche a chi vorrà leggerlo.

Riflettendo verso Pasqua

Ogni anno, quando ricorrono date dall’alto valore simbolico, cerco di farne occasione per tradurre in pochi versi il senso che, volta per volta, vorrei condividere, al di là del calendario e dei riti.

Pasqua è celebrazione di Resurrezione, vuol rappresentare la possibilità di rinascita, che per i credenti è il riscatto del Figlio di Dio che con la sua ascesa offre la speranza a tutti i fedeli, mentre per chi non è cristiano può interpretare la possibilità di vincere le avversità, la speranza di pace e di un mondo più giusto ed equilibrato.

Quest’anno l’arrivo della Pasqua si colloca in un momento storico attraversato e turbato da correnti grige e perigliose.

Continua una guerra che credevamo assurda e destinata a rapida conclusione.

Le tempeste economiche generano ondate di panico e colpiscono duramente le condizioni di vita della maggioranza della popolazione a livello mondiale.

La divaricazione tra i pochi che accumulano immense fortune e chi vive del proprio lavoro, o neppure ne ha uno, si allargano e divengono baratro dal quale si sprigionano rabbia, frustrazioni, discredito delle istituzioni, sfiducia nella democrazia.

Il web implode, facendo da grancassa per le chiusure tribali di opposte frazioni e questo, insieme al degrado dei media, rende quasi impraticabile il confronto tra opinioni e concezioni diverse.

Si scambia la globalizzazione con il nemico dell’uguaglianza e si rinverdisce il mito del successo come metro per misurare il senso della vita di ciascuno.

La fine dell’effetto ascensore dello sviluppo – quello che garantiva a ogni generazione condizioni più favorevoli di quella che l’aveva preceduta – accende rimpianti su passate età felici che, se le analizzassimo con obiettività, tali non erano. Così alimentando il fascino del sovranismo che altro non è che rifiuto del progresso e logica dello struzzo.

Nel panorama appena sintetizzato, per me la Pasqua della rinascita dovrebbe prima d’ogni altra cosa indurre a riflettere, a valutare per ricominciare a discutere e cercare insieme soluzioni e politiche utili a salvare l’umanità ritrovando il valore della fratellanza e l’armonia con il pianeta che ci ospita. Valorizzando le differenze, senza paura delle nuove frontiere della scienza, fondando un nuovo umanesimo. Con la testa nel Ventunesimo secolo, aprendo spazio alle visioni dei giovani, che crescono coscienti di quanto sia folle dilapidare risorse per avere, nella ricorsa all’effimero che consuma il tempo e brucia il futuro.

Nasce da qui la mia poesia per questa Pasqua.

Con l’augurio che sia di serenità, riflessione, fratellanza.

Versi che crescono a silloge – Declinazioni d’amore

Anche la mia prima silloge trova la sua prima presentazione pubblica.

Come ho risposto alle sollecitazioni di Franco Pulzone, che la introduceva, non mi sento un poeta.

I versi sono nati da emozioni del momento. Restavano lì, per me e talora per la persona cui erano dedicati. Finché decisi di raccoglierli, ordinarli, srotolare con essi la pellicola delle emozioni, i tempi dell’amore che mi attraversavano l’anima. Nacque la raccolta, vinse – con mio assoluto stupore – un importante concorso nazionale e divenne libro.

Parlarne, ripercorrere versi e pagine mi aiuta a svelare l’intelligenza del sentimento che mi spinse a cercare le parole per rendere senso e profondità di quel che provai.

Sempre subii il fascino della parola. Fare poesia – tentare, almeno, di farla – significa inseguire i fonemi che abbiano capacità di esprimere ciò che passa dentro e, insieme, diano suono al verso, nello sforzo di unire significato e bellezza.

Il dilemma semantico tra metrica e significante.

Mi sento più naturalmente un narratore.

Se e quando riesco a fare poesia continua a sembrarmi un meraviglioso travolgimento, nel quale la fantasia sfiora e illumina la realtà.

Di questo ho cercato di parlare nella presentazione a Viareggio.

Un estratto è riportato nel video cui si può accedere, sul mio canale Youtube, tramite il collegamento riportato qui sotto.

Le radici dell’ispirazione – Nero come la moda

Ogni presentazione fa storia a sé. Diventa un’occasione per scoprire aspetti legati al romanzo sui quali prima non si era riflettuto.

Alla Biblioteca Comunale di Viareggio, stimolato dal come sempre arguto Umberto Guidi, iniziai spiegando – forse a me stesso per primo – quale fosse la ragione per cui scrissi “Nero come la moda”.

C’era, al pari degli altri romanzi, il desiderio di inventare una storia, di far nascere e incontrare personaggi.

La trama poliziesca, o noir, come la interpreta Umberto Guidi, mi serviva, tuttavia, per coinvolgere i lettori su un tema di forte attualità: l’inquietante pervasività della comunicazione via social e il rischio che, attraverso la rete, siano operate manipolazioni delle opinioni e dei comportamenti degli utenti.

Ho cercato di rappresentare questa preoccupazione descrivendo un’operazione criminale all’interno del mercato della moda pronta.

Forse la chiave sta in una considerazione che ho fatto esprimere dalla mente del pool giudiziario che gestisce le indagini.

“C’è un confine sottile tra convincere e abbindolare. Per dare verità giuridica alla realizzazione della seconda ipotesi, agiremmo su capitoli penali assai labili e incerti.”

Perché, come spiego nella presentazione pubblicata sul mio canale Youtube (che si può vedere al link riportato sotto) due miti vano sfatati:

la privacy – in rete non è possibile difenderla, al di là delle garanzie legali formalmente rispettate;

la democrazia – vero che ciascuno può intervenire e pubblicare il suo pensiero, ma il valore del post (cioè l’effettiva capacità di diffondere e far condividere il proprio) dipende dal potere di influenza, consolidato da pratiche tecnologicamente evolute e da disponibilità di mezzi (finanziari, comunicativi, relazionali). Sicché uno vale uno, ma alcuni valgono multipli, incommensurabilmente più forti.

Il confine tra letteratura di genere e mainstream, come quello tra saggistica e narrativa, può essere sottile.

Scrivere (e leggere) per divertirsi, ma anche per interrogarsi sul presente e sul futuro.