Delitti e ricette – presentazione con intervista

A Firenze, il 9/6/2021, il mio terzo romanzo è stato presentato e lanciato. La ristrettezza dei tempi impedì di tratteggiare gli elementi di rilievo nel libro.

Per questo, riporto integralmente l’intervista che si svolse solo parzialmente.

Domanda. Di cosa parla il tuo romanzo?

Tutto parte da un efferato omicidio in un ristorante di tendenza in riva al mare, a Viareggio.

La comunità locale è scossa, viene chiamato a guidare le indagini il vicequestore Gabuzzi, capo della squadra scientifica investigativa di Firenze.

Le indagini saranno difficili, perché l’apparente natura passionale contrasta con l’accuratezza delle modalità dell’assassinio.

Così, addentrandosi nella realtà locale, verranno a galla più ampie trame che si intrecciano con il delitto originario.

La soluzione arriverà dopo articolate investigazioni, introducendo personaggi, gruppi, situazioni spesso inaspettate.

Domanda. Il tuo è un giallo. C’è un tema a ispirarlo?

La consapevolezza della complessità.

A situazioni complesse non esistono risposte facili.

Viviamo in tempi nei quali tutto è divorato dalla fretta, ogni esperienza brucia in attimi fugaci, facendo ripartire alla ricerca di altre sensazioni, possibilmente forti. Ma la realtà è multiforme. Cogliere le sfumature è necessario per capire. Dobbiamo recuperare la ricerca della profondità, il tempo della riflessione.

L’arte della profilazione è questo. Un’arte forse più che una scienza, certo non una scienza esatta. Di chi non si accontenta di risposte banali. Di chi si inquieta delle contraddizioni e non cerca scorciatoie. La carriera investigativa di Gabuzzi si snoda tra pressione dei magistrati inquirenti e colleghi che vogliono soluzioni lineari. Diomede Gabuzzi arriva a risolvere i casi prendendosi rischi, valorizzando coincidenze e input non convenzionali, affrontando depistaggi. Soprattutto: analizzando gli intrecci che, non per caso, vedono i delitti su cui indaga come fili di trame più ampie. Un poliziotto scomodo e brillante, che sa conquistarsi spazio d’azione e ha il coraggio d’andare controcorrente. Con un’attenzione alla dimensione umana che lo rende al tempo stesso fragile e saldo.

Domanda. Parlaci, allora, del protagonista

Diomede Gabuzzi è il mio investigatore. Di lui ho già pubblicato due indagini, questa è la terza. Molte altre lo impegneranno. Alcune già scritte, in attesa di pubblicazione, altre, anche degli anni giovanili, di cui ho pronte idee ed appunti.

Modenese, degli emiliani ha la concretezza e l’ottimismo. Ha una vita sentimentale resa difficile dalla timidezza che in gioventù gli precluse avventure sentimentali e che, nella maturità, gli fa apprezzare soltanto relazioni intense e profonde. A Viareggio troverà l’amore.

Ha un grande senso dell’amicizia, che lo porta a selezionare i rapporti.

Valorizza il lavoro di squadra.

Ha mentalità aperta e sa battersi per difendere le sue idee.

Ha sviluppato le capacità di profiler e, a Firenze, dove giunse con la nomina a vicequestore aggiunto, è stato incaricato di formare e guidare la Squadra Scientifica Investigativa, una struttura agile che utilizza tecniche di indagine avanzate e talora non ortodosse. Per lui la ricerca del movente è la chiave dei delitti, ma non disdegna di valutare dettagli e particolari apparentemente casuali.

Domanda. Qual è il tuo stile?

Molto personale. Non ricalco modelli. Soprattutto non mi piace obbedire a schemi che privilegiano il ritmo e introducono colpi di scena a cadenze fisse.

Descrivo situazioni con l’esplosione dei particolari, quasi fossero scene cinematografiche. Non videoclip, rifuggo la frenesia. Porto il lettore dentro il quadro, gli faccio vedere gli attori nell’aspetto, nei gesti, oltre che nel dialogo. E poi aggiungo l’approfondimento psicologico, i pensieri e i dilemmi dei protagonisti.

I miei sono gialli di ricerca del senso delle vicende. Non sfido il lettore a snidare il colpevole, ma lo conduco alla costruzione dell’indagine, all’analisi degli indizi, all’esame dei dubbi, allo scandaglio delle motivazioni dei comportamenti.

Lo sviluppo della narrazione è un crescendo. Una storia che inizia minuta acquista sempre nuovi elementi, introduce nuovi attori. Rileggendolo, mi sono accorto che l’andamento di Delitti e ricette ricorda il bolero.

Le mie storie sono viaggi di scoperta e di continuo rilancio dello sguardo oltre l’orizzonte. Dove l’epilogo è l’introduzione a nuove domande, alla possibilità di una nuova storia.

E poi posso vantare la coerenza nello sviluppo della storia. Nonostante un vivace intreccio di vicende, non ci sono sbavature.

Domanda. Colpisce, nel tuo romanzo, l’originalità dei nomi propri. Perché questi strani nomi?

È un mio vezzo, ma non soltanto questo.

Scelgo nomi poco comuni per due ragioni.

Da un lato per incuriosire il lettore e perché, se la storia lo intriga, possa ricordare il protagonista: Diomede non si confonde con nomi più consueti.

Dall’altro perché i nomi hanno un potere evocativo. Li cerco più nella mitologia che nelle icone moderne. Questo consente di inserire riferimenti che arricchiscono la narrazione. Come, in Delitti e ricette, l’incontro tra Glauco e Diomede, che riecheggia un canto dell’Eneide.

Inoltre, mi diverte scoprire nomi (reali) che non conoscevo. Nel romanzo che presento ho fatto di più, inventando due nomi che sono la fusione di altri: Ludomino e Frangelsa

Domanda. Nel romanzo introduci una figura ambigua: Sara Sirarella. Qual è il suo ruolo?

È uno dei personaggi più eclettici e interessanti tra quelli incontrati da Gabuzzi.

Giovane imprenditrice napoletana, è fuggita dal padre camorrista.

Intelligente, carina e vezzosa, intraprendente.

Sa molte cose, anche sulle iniziative della malavita in Versilia.

Propone una sorta di alleanza a Gabuzzi, ma i suoi veri fini restano misteriosi.

Collaboratore occulto delle forze dell’ordine o, a sua volta, colpevole di reati ben nascosti?

Il rifugio che ha costruito sotto il suo pub contiene segreti, rivelatori di vizi insospettabili e parziali risposte.

Enigmi insinuati tra le occulte trame delle gang locali.

Domanda.  Tutto si svolge in Versilia. Quanto conta lo sfondo ambientale per te?

Ho scritto questo romanzo anche come atto d’amore per Viareggio, la città che ho scelto per vivere una vita buona. Viareggio è stupenda, anche se non manca di contraddizioni. La Versilia, che la comprende, offre visioni e situazioni d’incanto.

Le inquadrature che descrivo sono traduzioni della mia esperienza diretta. Fanno parte della storia, perché tutte le storie rispecchiano la sensibilità dell’autore.

Delitti e ricette – Ed. Portoseguro FI – giugno 2021

Per l’acquisto:

è possibile richiederlo in libreria, dove potrà pervenire dopo qualche giorno. Valorizzare le librerie è importante: sono un presidio della cultura nel Paese.

Per chi preferisce il canale on line:

sul sito dell’editore al link: Delitti e ricette – Porto Seguro Editore

oppure nei grandi store on line:

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