Gianrico Carofiglio – L’equilibrio come risposta ai dilemmi giuridico-morali.

Confesso di aver scoperto tardi Gianrico Carofiglio. Sto recuperando il tempo perduto leggendo le sue opere uscite già da alcuni anni.

Altrettanto confesso di essere conquistato dalla profondità con cui sviluppa temi spesso difficili e sempre delicati, mantenendo uno stile sobrio, capace, tuttavia, di avvincere il lettore.

La regola dell’equilibrio è un legal scritto in soggettiva su uno spinoso incarico difensivo affidato al protagonista, l’avvocato Guido Guerrieri.

Guerrieri è il personaggio con il quale Carofiglio debuttò nel genere giallo. L’autore lo ha seguito nell’evoluzione della carriera e nei travagli della dimensione esistenziale.

In questo romanzo l’avvocato viene lusingato dalla proposta di difendere il presidente del Tribunale del riesame di Bari: un giudice stimato e potente, brillante sin dai tempi dell’università, inviso a parte dei colleghi, anche in ragione del ruolo che spesso lo porta ad annullarne i provvedimenti di carcerazione degli imputati. Il presidente Larocca sa, senza ancora aver ricevuto avvisi o atti di accertamento espliciti, di essere inquisito con l’accusa di corruzione.

Guerrieri è convinto dell’innocenza del giudice, di cui conosce fama, rigore e competenza giuridica. Accetta l’incarico e cerca di frenare la smania del prestigioso cliente, che vorrebbe accelerare la procedura e far repentinamente cadere le accuse.

L’avvocato Guerrieri, con grande maestria, riesce a indebolire le tesi accusatorie e, ormai in vantaggio nel confronto con il PM, si adopera per ammansire l’impeto di vendetta del giudice.

Senonché, improvvisamente un amico poliziotto insinua in Guerrieri il dubbio che Larocca possa non essere innocente.

Le indagini affidate all’investigatrice di fiducia dello studio confermano a Guerrieri, con sua grande sorpresa e rammarico, che gli indizi a carico del suo cliente non sono frutto di macchinazione. Al contrario, emergono fatti che la pubblica accusa non conosce e che dimostrano la probabile colpevolezza.

Il fulcro della narrazione si sposta sui conflitti di coscienza, etici e professionali, che assillano il protagonista.

Un avvocato deve garantire la più efficace tutela al cliente anche se colpevole: questo è il fondamento del diritto di difesa costituzionalmente sancito. Ma, rimugina Guerrieri, il caso che sta trattando non è come tutti gli altri. In ballo c’è l’imparzialità della giustizia, lo smisurato potere di chi dichiara colpevolezza o innocenza di un imputato e che diviene terribile quando inquinato da interesse di parte.

Guerrieri dovrà misurarsi con dilemmi angoscianti, che fanno riemergere il rapporto critico con il suo mestiere, continuamente riproposto nel tempo.

Alla fine, sceglierà, anche se cercherà di non scegliere.

La ricchezza della storia è valorizzata dal continuo riferimento all’inquieta psicologia del protagonista.

Da tempo solitario dopo la rottura con l’ex moglie, la sua vita di relazione ha un improvviso e inatteso lampo. Un momento di piacere e sollievo, che rischia di interferire con la serenità dei rapporti professionali.

Gli sfoghi delle sue incertezze sono affidati al dialogo con “mister sacco”, la logora sacca da boxe appesa nel suo salotto, che risponde silente alle sue osservazioni e domande. Un vecchio amico a cui sono concesse tutte le confidenze e i pensieri che non possono esser portati fuori da quelle mura.

La vicenda si snoda con frequenti escursioni nelle vie di Bari, descritte con il sentimento di chi le vive sin da bambino.

La prosa di Carofiglio è assai personale. Intrisa di cultura, filosofica e letteraria oltre che giuridica, resta discorsiva e piana, senza mai far pesare la caratura intellettuale che sorregge, insieme a una costante preoccupazione morale, le sue opere.

In chiave di equilibrio, che non per caso riecheggia nel titolo, come valore oggi tante volte e pericolosamente sottovalutato.

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