Napoli – Passeggiando leggeri

Napoli è città di cultura antica, dove l’intelligenza vivace dei suoi figli tinge d’ironia la modernità, mantenendola umana.

Torniamo volentieri in questa città che amiamo. Forse, non la capiremo mai per davvero.

Ci conquistò, anche lontani, la melopea mediterranea che nacque nella fucina di Napoli Centrale e trovò in Pino Daniele la sua massima espressione. Ci mosse a commossa ammirazione la comicità sottile e pungente di Massimo Troisi.

Però Napoli è molto di più.

Lo si vede passeggiando per le sue vie, incontrando la fantasia delle insegne dei negozi, ammirando la disinvolta capacità dei napoletani di vestire con naturale eleganza l’accostamento di colori e accessori che altrove parrebbero stonati.

Dal porto si può salire velocemente a piedi dietro al Castel Nuovo.

La nostra breve visita, non avendo tempo per riaccostarci ai luoghi che conservano ed espongono sublimi bellezze artistiche, si dipana tra via Toledo e via Chiaia, respirando l’atmosfera del sabato pomeriggio nella passeggiata partenopea.

Caffè al Gambrinus, a lato della piazza del Plebiscito, poi un gigantesco cono da Infante, maestro della gelateria.

Soddisfatto il palato, possiamo ammirare palazzi e vie, orecchiare le simpatiche cadenze della parlata locale, guardare la folla che sciama senza fretta.

Vorremmo visitare la basilica di San Francesco, ma piazza del Plebiscito è occupata per metà, proprio sul lato del tempio, da una esposizione dell’Esercito Italiano, che ne deturpa il profilo. Spiace sia stato scelto proprio questo luogo per l’iniziativa. Come una poesia strappata. Rinunciamo, rinviando alla prossima occasione.

Anche il giardino del Molosiglio è chiuso per lavori e non possiamo rinnovare l’attraversamento tra i suoi alberi frondosi.

Neppure ci accorgiamo dei chilometri che iniziano a pesare sulle nostre gambe. Non ci si stufa mai di muoversi dentro queste contrade che evocano sole e musica.

Prima di ritornare alla nave, perché la partenza incombe, volgiamo lo sguardo al Vesuvio, simbolo del fuoco che anima queste terre, inquieto e irriverente, coraggioso e affascinante, millenario e attuale.

Dalla tolda, in attesa che i motori spingano il transatlantico verso il largo, abbiamo il tempo di godere del tramonto dietro il Maschio Angioino.

Silenziosamente, depositiamo il nostro “arrivederci” sui placidi flutti dal molo Berevello verso il cuore della città.

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