Malaga – Varietà di stili

Malaga riuscirà ad affascinarsi, anche se l’approdo del mattino ci lasciò perplessi.

Il porto ci presenta la visione di aree merci e lunghi moli, che si aprono davanti a palazzi moderni, alti e massicci a fronteggiare il mare.

Forse per il cielo nuvoloso, ancora non sappiamo intuire la parte antica e artistica.

Poi le nubi si ritireranno, offrendoci una volta azzurra ad accompagnare il tour nella città storica.

Entro un raggio ristretto troveremo architetture che si sono succedute e intrecciate, di pari passo con l’evoluzione della storia.

Dapprima il bus ci porta sulla collina lungo una strada erta, che sfida la perizia del conducente.

Arriviamo a Gibralfaro, “roccia di luce”, nell’antico significato fenicio, antica fortezza che domina la città e guarda sulla baia. I folti boschi che coprono le pendici impediscono di vedere verso la zona storica e la visione dell’insieme di Malaga non esprime le bellezze che ci attendono.

Da lì scendiamo a visitare l’Alcazaba, che fu dimora dei signori arabi prima della vittoria dei cattolici che portò l’area sotto il dominio dei re spagnoli. La costruzione è ancora tipicamente moresca, nella pianta e nelle decorazioni, con cortili nei quali non può mancare lo scorrere dell’acqua, a ricordare l’attenzione e la cura che vi prestava un popolo costretto ad affrontare il deserto. Notiamo le volte, i motivi matematici degli intarsi e il delicato fluire delle greche che decorano gli archi, sagomandone il profilo.

Il giardino che circonda l’Alcazaba raccoglie alberi e fiori che carezzano di profumo, dona i colori che variano dal rosso intenso dei garofani al fioco lavanda dei gladioli, espone l’eleganza dei tronchi di eucalipto, l’austero fogliame dei pini, l’ampio ventaglio delle palme, qualche esplosione di piante grasse.

Al termine della discesa, percorriamo a piedi il centro, un’ampia zona pedonale che si snoda tra vie pulite e ancora capaci di ricordare il passato della città, con palazzi dalle facciate barocche e moresche. La Plaza de la Merced, dove nacque Pablo Picasso, con al centro un obelisco alto e squadrato, dedicato ai morti della ribellione antimonarchica, ospita vari esercizi e il modernissimo Starbuck, dove le consumazioni sono piuttosto care, allineate ai prezzi del circuito in tutto il mondo, sta proprio alle spalle della statua del poeta, seduto immobile su una panchina, disponibile a farsi fotografare con ogni turista di passaggio.

Finalmente giungiamo alla maestosa Cattedrale di Nostra Signora dell’Incarnazione, che concentra, nella sua architettura e nel suo interno, tutti gli stili che qui hanno creato arte.

I successivi interventi, peraltro, non sono giunti a conclusione, tanto che viene chiamata “la Manquita” (la Monca)

La croce davanti all’ingresso è il marchio della vittoria della cristianità nella guerra per la conquista di Malaga. Un’esplicita affermazione del primato spagnolo e castigliano per non consentire l’ambiguità nella simbologia religiosa, nonostante il campanile sia l’evidente trasformazione di una torre di impronta chiaramente araba.

L’interno è denso di arte della cristianità, dedicata a Cristo, alla Madonna e ai Santi, nella progressione delle navate.

Le colonne e le volte si alzano solenni sopra i corridoi, mentre ogni cappella mostra quadri coordinati intorno a episodi di vita e miracoli del culto cristiano.

Impressiona il grande organo, con le sue numerose e possenti canne, che sanno echeggiare in un’acustica ben ricavata negli spazi della cattedrale.

Notevole il coro, costruito a partire dalla fine del XVI secolo con stalli e statue in legni pregiati (mogano, cedro e granadillo).

C’è ancora qualche minuto per ammirare palazzi liberty sulla prospettiva che dal centro punta al viale a mare.

Quando rientriamo sulla nave, la sagoma del campanile e delle alte cupole della cattedrale ci fanno guardare verso la zona storica che abbiamo visitato.

Sarà un ricordo dolce e forte di questo pezzo di Andalusia.

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