La Basilica dei Frari

A Venezia c’è uno scrigno di tesori artistici che viene spesso sottovalutato e tralasciato dai turisti, attratti dalla bellezza sognante e magica delle calli e dalla maestosità poetica di Piazza San Marco.

Nel sestiere di San Polo, l’imponente Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari presenta una facciata austera, alta e severa, che non fa sospettare la straordinaria bellezza che il visitatore troverà al suo interno.

Dedicata all’Assunta, il suo altare principale reca una grande rappresentazione della Madonna che si deve al Tiziano. Il mio rammarico è non averla potuta ammirare, perché coperta dalle opere di restauro ora in corso.

Difficile ricordare tutte le opere pittoriche e scultoree raccolte in questo luogo dove il culto e il raccoglimento sono promossi dalla forza dell’arte di ispirazione religiosa.

Per prima cosa, va notata l’architettura gotica, risultato della ricostruzione del XVI secolo: dona al complesso una luminosità che, cambiando al virare del sole attraverso le finestre e i rosoni, crea suggestioni d’incanto tra i pavimenti, le volte e i gioielli d’arte raggiunti dai raggi celesti.

Percorrendo la navata centrale, dall’ingresso, troviamo, a sinistra, il monumento a Canova, eretto dai suoi allievi in omaggio al maestro delle sculture marmoree.

Sul lato opposto, il monumento a Tiziano, creato nel marmo da Luigi, Pietro e Andrea Zandomeneghi. Il pittore viene celebrato coronato d’alloro e circondato da allegorie (Natura universale, Genio del sapere, Pittura, Scultura, Grafica e Architettura). A lato del basamento, altre statue contrapposte rappresentano i due imperatori che ne apprezzarono il talento: Carlo V e Ferdinando I d’Austria, mentre cinque bassorilievi ricordano capolavori dipinti dal grande artista, con al centro, proprio sopra la statua di Tiziano, l’Assunta, cioè proprio la grande tela posta all’apice del presbiterio della basilica.

Nella chiesa sono conservati altri illustri resti, cui vengono dedicati importanti monumenti funerari. Tra essi trovo significativo quello per il Doge Giovanni Pesaro, composto da Baldassarre Longhena, Melchior Bartel e Bernardo Falcone. La scultura è carica di un’intensità capace di emozionare come nessuna descrizione saprebbe rendere.

Di notevole pregio e bellezza è il coro ligneo posto al centro della basilica e sovrastato da un organo. Vi si entra e si è colpiti dalle linee scure e nette dell’intaglio.

La basilica si segnala per i molti e soavi dipinti che vi sono esposti. Provo a citare quelli che più mi hanno impressionato, oltre all’Assunta di Tiziano: La presentazione di Gesù al tempio, di Giuseppe Porta detto il Salviati; il Martirio di Santa Caterina di Jacopo Negretti, detto Palma il giovane; la Pala Pesaro di Tiziano.

Il chiostro non è accessibile, ma lo si può rimirare dalla chiesa, con le sue sculture slanciate e l’elegante colonnato.

Prima di uscire, merita soffermarsi sull’Altare del Crocifisso, che si deve a Baldassarre Loghena e Giusto Le Court. Si trova a sinistra dell’ingresso della basilica e, per questa posizione, rischia di non essere quasi visto. Scendendo la navata, rivolti alla porta d’accesso, lo troviamo in fondo, alla nostra destra. Un ultimo sguardo, nel gioco delle luci e delle ombre, ancora ci delizia per accompagnarci all’aperto.

La basilica è molto più di quel che son riuscito a narrare. Merita una visita e tutta l’attenzione e la passione che l’arte sa suscitare nelle anime sensibili.

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