Società dell’informazione

Ripropongo un lemma che composi per la GDE UTET e che rimase inedito perché ritenuto di insufficiente interesse.

Credo che la definizione del nostro mondo (come si è andato configurando negli anni Novanta e che si è definitivamente affermato nel XXI secolo) mantenga pienamente la sua efficacia.

 

società dell’informazione

Viene così definita, ad iniziativa di larga parte della letteratura sociologica, la società destinata a succedere alla società industriale.

Essa si caratterizza per la perdita di centralità del settore secondario dell’economia. Già dagli anni Ottanta negli Stati Uniti oltre il 60% del PIL proveniva dal settore dei servizi ed il peso del “terziario”, genericamente inteso, tendeva ad espandersi raggiungendo proporzioni anche maggiori. Lo stesso fenomeno, negli anni seguenti, e a ritmo meno intenso, si registrò negli altri principali Paesi ad economia avanzata. In un primo tempo, ciò portò alla coniazione del termine di “società post-industriale” per descrivere la nuova formazione socio-economica. La coscienza dell’importanza di garantire un solido tessuto destinato alla produzione di beni – che, in effetti, cresceva a livello mondiale, redistribuendo funzioni e spostando la manifattura verso i Paesi di nuova industrializzazione – portò a politiche volte a sostituire attività industriali i cui fattori di costo spingevano alla automazione e alla delocalizzazione degli impianti con altre, sempre di natura industriale, a maggior contenuto progettuale e a più alto valore aggiunto. Divenne quindi d’uso corrente la definizione di “società neo-industriale”, per indicare quelle economie avanzate che operavano il rilancio del settore secondario effettuando la riconfigurazione della sua composizione settoriale e il correlato innalzamento degli standard tecnologici e dei paradigmi organizzativi. Tuttavia anche tale definizione apparve presto riduttiva e incapace di riassumere la dinamica incessante della competizione globale, che riassegna continuamente ruoli e ranghi nei singoli rami merceologici e che rischia di sottendere classificazioni gerarchiche rigide in un panorama contraddistinto da forte flessibilità.

La definizione di “società dell’informazione” assume, pertanto, maggiore efficacia descrittiva e sfugge a ogni intento comparativo tra l’uno e l’altro Paese. Infatti, la caratteristica fondamentale del tumultuoso ciclo di innovazione permanente (di processi, di prodotti, di assetto dei mercati, della stessa cultura materiale) che ha preso l’avvio dalla seconda metà degli anni Ottanta è di essere veicolato dalla diffusione e dalla possibilità di impiego delle informazioni.

Il carattere pervasivo delle tecnologie informatiche ha mutato il mondo della produzione come quello dei consumi (dall’automazione dei processi produttivi alla simulazione dei fenomeni fisici; dall’abbattimento dei costi di comunicazione alla moneta elettronica). Tuttavia l’informazione non si riduce al suo trattamento elettronico: il controllo delle informazioni, attraverso procedure di accesso, consultazione, selezione ed estrazione (e la loro rapidità), nonché la capacità di metterle in relazione per trasformarle in ingrediente dell’innovazione – intesa come processo creativo – sono gli elementi fondamentali del progresso scientifico-tecnologico. Gli stessi requisiti (controllo e capacità di impiego creativo dell’informazione) sono indispensabili alla conquista e al presidio del potere politico (si pensi all’utilizzo dei sondaggi, dei media e ancor più della rete tramite i social) o al successo di operazioni finanziarie (con i mercati ormai on-line, in tempo reale, per l’intero arco della giornata).

L’informazione come merce pregiata, come strumento di produzione, come potenziatrice di servizi, come oggetto di contesa politica ed economica, come componente della vita quotidiana: questi aspetti giustificano la descrizione sintetica di una “fase lunga” (quanto non possiamo prevederlo, ma che certo si estenderà per parecchi anni nel nostro futuro) dello sviluppo e degli assetti socio-economici (su scala globale, sebbene in forme e dimensioni geograficamente differenziate per impatto) con la definizione di “società dell’informazione”.

 

(Giorgio Peruzio – inedito – 1995).

 

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