Radici in movimento

Il palco

Cambiare radicalmente città ed ambiente è una scelta consapevole e fortemente voluta.
Sono nato a Torino e per oltre 60 anni ho vissuto in questa città, che amo per la sua storia e cultura, per l’etica del lavoro che la anima, per la serietà civica e la capacità di essere spesso al centro delle svolte sociali ed economiche del Paese.
Torino ha riscoperto la propria bellezza quando la crisi della grande produzione industriale l’ha privata di ritmi e vocazioni che l’avevano fatta grande ma anche un po’ triste.
Così è tornata la Torino liberty e quella delle residenze sabaude. Torino ha schiuso la sua anima turistica ed è tra le città più visitate, con arrivi anche dall’estero. Resta forse modesta l’offerta alberghiera che dovrebbe sorreggere l’ospitalità, ma sta migliorando.
Tuttavia Torino, come tutte le città di grande dimensione, soffre il traffico e, soprattutto, l’inquinamento.
Questa la ragione che mi ha portato a scegliere di vivere in località di mare non appena mi fossi ritirato dal lavoro.
Detto fatto, dopo una ricerca di un paio d’anni, che mi ha portato a sondare varie opzioni, ad aprile dello scorso anno, arrivato a Viareggio, me ne sono innamorato.
Insieme ad Anna – per la quale andare a vivere al mare era un desiderio radicato si può dire da sempre – abbiamo deciso che sarebbe diventata la nostra città. Molte le ragioni: il mare versiliano, dolce e possente, accogliente e profumato; la dimensione non troppo angusta, tale da offrire buoni livelli dei servizi; una vivacità culturale e civile che consente di viverla tutto l’anno e non soltanto nella stagione balneare. Non ultima la posizione, che consente di raggiungere agevolmente le belle città della Toscana e di visitarne la ricca campagna, nonché di avere collegamenti ferroviari con tutta Italia.
Ora il sogno si sta realizzando. La nostra nuova casa sta lentamente prendendo la forma (di arredamento e spirito) che vogliamo darle.
La domenica 12 febbraio 2017 siamo scesi sul viale a mare per assistere alla sfilata di apertura del Carnevale viareggino. Per noi era la prima volta.
C’è voluto davvero poco a farsi coinvolgere dalla passione che si esprime nell’evento, con la fantasia dei carri e le danze dei figuranti che li accompagnano ed esaltano.
Ma subito mi colpì una presenza che non m’aspettavo.
A precedere la sfilata c’era la banda del carnevale di Santhià, gemellato – come non avrei sospettato – con quello di Viareggio.
Dalle parti di Santhià vennero le mie origini. A Tronzano vercellese, che da Santhià dista appena due km, nacque mio padre (e più tardi mia sorella) e vissero tutti i miei nonni. In quelle campagne trascorrevo da bambino afosi weekend, quando subivo il tormento delle zanzare a fianco di mio nonno che pescava rane a chili nelle risaie, non ancora preda dei diserbanti chimici.
Ed ecco che in quella che diverrà la mia nuova città si affacciavano improvvisamente le mie radici.
Una sorpresa. Un segno.
Come se il filo della mia storia personale tenesse memoria, unendo il futuro al passato, a rendere ancor più benigna la scelta.
Una ragione inattesa, a spazzare ogni nube sul cielo che da luce al Tirreno, lì dove mi accingo a costruire una nuova fase di vita con il mio amore.
Tempo di nuove avventure, come mettere il vento nelle vele.

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