La mia storia

Nacqui a Torino, il 16/3/1954. Allora la città stava per entrare nel boom industriale degli anni sessanta. Da grigia, divenne vitalmente polverosa: di auto, di smog, di corse e boom edilizio a buon mercato.
A Torino vissi, da fanciullo a giovane rivoluzionario, lavorai come funzionario pubblico integerrimo ed efficiente, arrivai a un’esperienza di insegnamento universitario, infine approdai alla pensione.
Torino, nel frattempo, fu investita da grandi mutamenti. Ritrovò la sua bellezza ma pagò il passato industrialista con un velo di tristezza e l’arretramento di ruolo, demografia, reddito.
Di Torino, che amo nelle sue bellezze, nella sua storia e nel suo carattere, troverete riferimenti nella pagina che gli dedico, compreso il mio piccolo tentativo di concorrere a trovare uno sbocco alla fase di crisi negli anni novanta.
Nel 2016, con mia moglie, prendemmo la decisione di andare, finalmente, a vivere al mare. Scegliemmo Viareggio e, dall’anno seguente, ci siamo stabiliti in questa meraviglia collocata tra la costa tirrenica e le Apuane. La trovammo un po’ decaduta, ma con enormi potenzialità di ritrovare il fascino che ne aveva fatta la “perla del Tirreno”.
La mia passione per la scrittura sbocciò già sui banchi di scuola. Il mio primo esile romanzo, “Il mistero di Micrus”, di intonazione fantascientifica, lo vergai su un vecchio quaderno in disuso durante la quinta elementare. Il manoscritto fu perso da un amico a cui lo feci leggere l’anno seguente e non ne ho più traccia. Poi scrissi un romanzo western pubblicato a puntate sul giornalino scolastico delle medie.
Più tardi, tra il 1975 e il 1980, vennero diversi racconti di fantascienza (con sconfinamenti nel fantasy). Solo uno tra essi fu pubblicato in una rivista di genere, nell’ambito di un concorso.
Negli anni successivi raggiunsi l’estensione del romanzo: il primo con trama SF, il secondo più decisamente fantasy. Entrambi furono rifiutati da editori cui li sottoposi. In effetti lo stile lasciava a desiderare. I temi non erano male, secondo me. Forse li rivedrò e recupererò.
Nel frattempo, la mia professione e la mia attenzione alle vicende sociali virarono la mia penna (in verità ormai convertita in tastiera) verso la saggistica e la ricerca sociale. Esperienze feconde e assai formative.
Quando, libero da impegni di lavoro e padrone del mio tempo, tornai a dedicarmi alla narrativa, pagai l’attitudine al taglio didascalico.
Per questo, a propiziare la pubblicazione del mio primo romanzo, mi avvalsi dell’editing curato da un’agenzia letteraria. Imparai molto dallo scambio intenso con Romina, che mi aiutò ad affinare lo stile e a curare la psicologia dei personaggi.
Ora mi sento in grado di narrare storie che uniscono alla coerenza e complessità della trama i tratti dell’umanità dei protagonisti.
Scrivere un romanzo è un’esperienza esaltante. Significa far vivere sulla fantasia parti di sé, intrufolandole tra vicende diverse e lontane dal vissuto. È la trasformazione improvvisa di ombre in un sogno colorato. Liberazione di sentimento e visioni. Incontro di inattesi personaggi che ti impongono di seguirli, comprenderli, assecondarli perché senza essi, che all’inizio neppure avevi immaginato, la storia perde senso e profondità.
Questo sito è stato creato per esprimere e far conoscere pensieri e sensazioni, speranze e interessi che stanno alla base delle storie che mi piace narrare.
Anche i gialli, genere cui mi sto dedicando, portano in sé visioni della società, del futuro, della cultura, e delle possibili risposte ai dilemmi collettivi e individuali del presente.
Al piacere dell’invenzione, di costruire storie intorno a misteri e delitti, si aggiunge la possibilità di trasporvi il mio ottimismo verso un mondo più dolce, a misura umana, nel quale tecnologia, mercato, comunicazione, relazioni siano declinati per far crescere l’essere e non schiavi dell’avere.

Napoli da amare

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Arriviamo a Napoli, Anna e io, per la prima volta.

Scesi alla stazione centrale subiamo l’effetto degli stereotipi (negativi) con cui la città viene descritta. C’è caos, la folla si assiepa sotto i tabelloni che annunciano i ritardi e si ostinano a non indicare il binario per i treni più attesi e contesi.

Già quando entriamo nella Metro, invece, non ci pare d’essere in quella città pericolosa, disordinata, sporca a cui eravamo pronti.

Code ordinate alle macchinette per i biglietti, discreta pulizia degli ambienti, persone cortesi e serene. Stona l’avviso che mette in guardia contro i borseggiatori. La Metro sembra più tranquilla e sicura di quella di altre città. Niente di paragonabile a Roma, per dire.

Sistemato il bagaglio in albergo, usciamo per una ricognizione.

Siamo stanchi e scendiamo verso il mare. Bel panorama ma nessun locale dove mangiare qualcosa e abbiamo fame.

Torniamo in zona centrale.

Splendida pasticceria, nella quale l’appetito viene soddisfatto quanto il palato goloso.

Più distesi, cominciamo a passeggiare in direzione di piazza del Plebiscito.

Napoli ci stupisce e affascina.

Le sue vie centrali, via dei Mille, via Filangieri, via Chiaia, via Toledo, sono linde, ricche di negozi di alto livello, ben tenute.

Piazza del Plebiscito è una delle più belle e suggestive d’Italia.

I passanti sono numerosi e fitti. La gran parte di essi veste con un’eleganza insieme ricercata e spontanea. La bellezza è nei lineamenti, nelle espressioni, nel portamento, nelle mise che mescolano classicità e originalità. Il lusso è appena accennato e mai volgare.

Una cura di sé assai rara da trovare e che qui è diffusa ben più che in altre celebrate località.

Questo è il primo tratto che ci ha colpiti. Inatteso e seducente.

Sebbene si cammini in una città metropolitana, le persone non mostrano fretta, non soggiacciono alla pressione competitiva che si respira a Torino o Milano. Sebbene intente nelle loro occupazioni, mostrano attenzione e interesse a ciò che accade loro intorno e sono sempre ben disposte al dialogo con gli altri.

Parlano con arguzia e propensione all’ironia.

Pare che nella città il gusto per la vita, per un protagonismo qui e ora, sia elemento distintivo.

Nei giorni successivi ci dedichiamo all’ammirazione per le bellezze artistiche che a Napoli trovano una concentrazione davvero mirabile.

Dalla Cappella di San Severo – gioiello della magnificenza scultorea e carica di simboli ricercati dalla massoneria che la ispirò – a Palazzo Zevallos, al Palazzo Reale, al Museo di Capodimonte, alla Certosa di San Martino è un susseguirsi di stupori per le meraviglie architettoniche, pittoriche, scultoree, d’arredamento.

Una visita di pochi giorni impone una severa selezione dei luoghi da privilegiare. Certamente avremo perso altre bellezze.

Le riserviamo a quando ritorneremo.

Napoli l’abbiamo amata dal primo giorno.

Certamente è una città teatrale, sia come palcoscenico sia per i suoi cittadini, attori dell’arte di vivere.

Napoli è una città da amare, rispettare, onorare. Non solo perché tutti quelli che non sono juventini (e, tutti insieme, sono ancora la maggioranza di quelli che seguono il calcio) sperano che Insigne possa sollevare le mani al cielo festeggiando uno scudetto. Non solo perché Totò, Pino Daniele, Eduardo De Filippo, Massimo Troisi e ‘O sole mio sono monumenti mondiali dell’arte. Non solo per l’incantevole paesaggio della baia sotto il profilo austero e ambiguo del Vesuvio.

Soprattutto per il suo popolo: elegante e ironico, generoso e furbo, disilluso e capace di comprendere la felicità.

Elba – Isola mediterranea

Tra macchia mediterranea e mare

 

Ho visitato l’Elba per la prima volta. Non la conoscevo, non avevo neppure grandi aspettative. Mi ha sorpreso piacevolmente.

L’isola, nella sua contenuta dimensione, racchiude varietà e bellezza paesaggistiche che non hanno nulla da invidiare ad altre più celebrate.

Porto Azzurro è un paese carino e attraente, con i suoi vicoli e una passeggiata tra le due spiagge (da quella prospicente il porto alla Barbarossa), chiamata passeggiata Carmignani, che offre viste d’incanto, con scorci mozzafiato. Una vera “via dell’amore”.

Tutta l’area sud-orientale dell’isola presenta una ricca vegetazione mediterranea, con pini marittimi alti, orgogliosi e profumati e piante grasse, con fichi d’India che fanno ricordare la Sicilia. La brezza salmastra si mescola agli aromi dei fiori e dei boschi rigogliosi, in un’inebriante gioia olfattiva.

Molto carina è anche Marciana Marina, piccolo borgo marinaro con bei negozi.

Vivace e vario è Portoferraio, più grande e un po’ caotico, nobilitato dalla sua salita verso le fortezze, dalle quali il panorama dona tutti i colori del blu, con il cielo e il mare che si fondono e si sfidano, tra nubi candide e onde screziate di luce.

Per apprezzare la ricca eterogeneità delle spiagge è bene fare una gita in battello che sviluppi tutto il perimetro esterno dell’isola; da nord a sud è un susseguirsi di cale e piccole rive, alcune raggiungibili solo dal mare, altre sottili ad aprirsi sotto ripide discese. Si possono trovare quelle sabbiose, quelle di ghiaia bianche, quelle di sabbia nera, quelle con ciottoli minuti o con pietre più grandi. Davvero ogni amante della balneazione può trovare e scegliere la località che soddisfa le sue preferenze.

Splendido viaggio in settembre, agevolato dalla fine dell’alta stagione, evitando l’eccessivo afflusso turistico che avrebbe limitato il godimento della natura, del mare, della quiete, del silenzio rotto dallo sciabordio delle acque tirreniche.

Il mare era limpido, invitante, cheto e vivo, con trasparenze che ricordano certe escursioni caraibiche.

Elba da amare, Elba da rivedere.

Rocce sul mare
spiaggia Le Viste – Portoferraio
I colori del mare contro la scogliera